Chiara Ferragni in tribunale: la verità sul caso Pandoro raccontata da lei stessa
Le parti civili e le dinamiche processuali
Delle due associazioni inizialmente coinvolte, una si è ritirata insieme alla donna di Avellino che ha ricevuto un risarcimento, lasciando in gioco solo la Casa del Consumatore. Il Codacons ha abbandonato la causa dopo aver rifiutato l’offerta di 5 mila euro presentata dagli avvocati di Ferragni per chiudere il procedimento. L’associazione ha dichiarato di aver cercato una collaborazione promozionale con Chiara Ferragni, con l’obiettivo che lei diventasse testimonial di un’App per i consumatori, proposta non accettata dalla influencer e dal suo team.
“Siamo soddisfattissimi,” ha dichiarato a Rai1 l’avvocato di Chiara Ferragni, sottolineando che il giudice deciderà presto sull’unica parte civile rimasta e che nella prossima udienza sarà stabilito se essa continuerà nel processo o meno. Questo passaggio rappresenta un momento chiave per la prosecuzione del procedimento penale.
Secondo quanto riferito dal portavoce de La Volta Buona, Domenico Marocchi, la presenza di Ferragni in tribunale si è distinta per la discrezione con cui si è svolta: “Ferragni è entrata da una porta secondaria, indossando un tailleur nero con i capelli sciolti.” Intercettata all’interno del Palazzo di Giustizia, Chiara ha pronunciato poche parole: “Grazie per essere qua, è una fase difficile della mia vita e penso che mi capirete se non ho la forza per fare ulteriori dichiarazioni. Non ho altro da aggiungere, grazie mille.”
