Coesistere con la fauna selvatica: affrontare i costi e le sfide quotidiane.
La maggior parte dei costi è espressa in termini tangibili. Kendi Borona ha raccontato la storia di un agricoltore dell’Africa orientale che ha contratto un prestito per passare dall’allevamento all’agricoltura dopo la perdita ripetuta del bestiame. Ha affittato un terreno, piantato pomodori e assunto qualcuno per sorvegliare i campi durante la notte. Quando il raccolto era pronto, pesanti piogge hanno reso impossibile il raggiungimento della fattoria, consentendo agli elefanti di entrare e mangiare il raccolto. La perdita non si limitava al raccolto, ma includeva anche il prestito e il lavoro impiegato, incidendo profondamente sulle decisioni future.
Tali esperienze mostrano chiaramente come i costi ricorrenti della convivenza con la fauna selvatica non siano limitati a incontri drammatici. Questi comprendono anche gli effetti cumulativi della sorveglianza dei campi durante la notte, l’adeguamento degli itinerari di viaggio e l’evitare alcune aree in particolari periodi dell’anno.
Il Peso della Conservazione sulle Comunità Locali
In molte parti del mondo, l’assegnazione di aree protette è avvenuta attraverso processi che hanno limitato l’accesso a terre e risorse, o hanno espulso comunità da territori che avevano utilizzato per generazioni. Le decisioni in merito sono state giustificate in termini ecologici, ignorando spesso le conseguenze sociali.
Le comunità vicine a queste aree protette esprimono spesso una sensazione di esclusione dalle decisioni fondamentali. Così si evidenzia il divario tra chi decide e chi vive quotidianamente in quei luoghi. La Dichiarazione Laboot, emessa nel 2022 da gruppi indigeni dell’Africa orientale, ha messo in evidenza con forza questa problematica, dicendo: “Come può qualcuno che non ha mai vissuto nella nostra terra sapere come prendersene cura?”
