Corte di Giustizia decide sulla prescrizione dei contributi previdenziali: ecco le novità.
La questione della pensione in Italia si complica ulteriormente, poiché sarà riconosciuta solo quando non ci siano omissioni contributive. Inoltre, il lavoratore dovrà versare direttamente i fondi necessari all’INPS per costituire la provvista di rendita vitalizia mancante.
Rispetto ai crediti retributivi, il lavoratore ha un termine di prescrizione di cinque anni dalla cessazione del rapporto di lavoro per far valere i suoi diritti, mentre per il versamento dei contributi è obbligato ad agire nel corso del rapporto lavorativo, con l’INPS che deve essere parte attiva nel procedimento legale.
Il Giudice del lavoro del Tribunale di Napoli ha formulato diversi quesiti da sottoporre alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, per chiarire la relazione tra i diritti dei lavoratori e le normative europee. Tra le questioni sollevate:
Se i diritti previsti dall’art. 8 della direttiva 91/533/CEE si limitino al diritto di ricevere il documento di assunzione o comprendano ulteriori diritti, inclusa la retribuzione.
Qualora la Corte risponda affermativamente al primo quesito, se la pensione, che dipende dai contributi versati e dalla retribuzione, possa essere considerata una forma di retribuzione differita.
Se anche il diritto del lavoratore al versamento dei contributi, fondamentale per determinare l’importo della pensione, ricada sotto la tutela dell’art. 8 della direttiva.
Se l’art. 8 della direttiva impedisca che il lavoratore debba convenire in giudizio il datore di lavoro e l’INPS, rischiando il licenziamento e la reiterazione del contratto di lavoro.
Infine, in caso di risposte positive ai quesiti, quali strumenti siano a disposizione del giudice, inclusa l’eventuale parificazione del regime prescrizionale tra contributi e retribuzioni.
