Crisi crescente degli oceani globali, ma miglioramenti nella governance, secondo rapporto dell’ONU.
È anche sottolineata l’interdipendenza tra la salute degli oceani e il benessere umano. Il rapporto dettagliato mostra come la sicurezza alimentare, i mezzi di sussistenza, l’identità culturale e la prosperità economica dipendano da oceani sani e funzionanti. Le piccole fabbriche di pesce impiegano oltre 60 milioni di persone e producono oltre 25 milioni di tonnellate di cibo ogni anno. Allo stesso tempo, i popoli indigeni delle coste e le comunità locali, che dipendono dagli oceani, spesso subiscono marginalizzazione e mancanza di accesso sicuro a risorse e partecipazione nella governance.
Il rapporto enfatizza l’importanza delle conoscenze tradizionali e delle comunità locali nella governance degli oceani, affermando che i modelli di governance che incorporano tali conoscenze sono “più probabili per raggiungere risultati completi” per gli ecosistemi marini e il benessere umano. Ad esempio, la consultazione dei popoli indigeni è stata integrata in processi come quello dell’Organizzazione Marittima Internazionale, che ha recentemente conferito lo status di osservatore al Consiglio Circololare Inuit, un’organizzazione che rappresenta circa 80.000 Inuit in Alaska, Canada, Groenlandia (Kalaallit Nunaat) e Chukotka.
