Cura per avvelenamento da tallio: sintomi, diagnosi e trattamenti efficaci oggi
Diagnosi e trattamento dell’avvelenamento da tallio
La diagnosi più affidabile si basa sulla misurazione della concentrazione di tallio nelle urine in un campione di 24 ore. Valori superiori a 0,3 mg/L indicano esposizione tossica. Test ematici, esami neurologici e l’analisi microscopica dei capelli possono supportare la diagnosi.
Il trattamento tempestivo è essenziale per limitare i danni permanenti. Le misure immediate includono l’immediata stabilizzazione delle funzioni vitali (via aerea, respirazione, circolazione) e la rimozione della fonte di esposizione.
La decontaminazione gastrointestinale prevede:
- Induzione del vomito se l’ingestione è avvenuta entro 30 minuti
- Somministrazione di Prussian blue (blu di Prussia), un chelante specifico che lega il tallio e ne promuove l’eliminazione fecale
- Uso di carbone attivato per limitare l’assorbimento
- Lavaggio cutaneo accurato in caso di esposizione sulla pelle
In casi gravi si può ricorrere a dialisi e a terapie di supporto per gestire complicanze come anemia, disidratazione e insufficienza respiratoria.
La terapia con Prussian blue consiste in compresse da 500 mg, alla dose di 3 grammi tre volte al giorno, fino a che i livelli urinari di tallio rientrano nella norma (0-5 mcg/d). Anche il trattamento con solfato di zinco orale può migliorare i sintomi dermatologici e rallentare la progressione tossica.
