I programmi di conservazione devono integrare prove causali per valutare l’impatto.
L’importanza della valutazione causale nella conservazione della biodiversità
Negli ultimi venti anni, l’approccio alla conservazione della biodiversità ha subito un’evoluzione significativa. Studi fondamentali, come quello di Paul Ferraro e Subhrendu Pattanayak nel 2006, hanno messo in evidenza la mancanza di prove causali nella gestione dei progetti di conservazione. Questa carenza ha importanti conseguenze, considerando che gli sforzi globali per fermare il declino della biodiversità non stanno producendo i risultati sperati. La ricerca suggerisce che i fondi limitati si stiano dirigendo verso iniziative benintenzionate ma inefficaci, piuttosto che verso approcci con un impatto dimostrabile.
Gli studiosi sostengono che la chiave per migliorare l’efficacia della conservazione stia proprio nella necessità di adottare valutazioni causali come prassi standard. Con la biodiversità in crisi, è imperativo non limitarsi a ipotizzare l’efficacia delle nostre azioni. Questa riflessione ci porta a comprendere che valutare l’impatto dei progetti non è solo utile, ma essenziale.
Il valore delle valutazioni causal
La valutazione causale implica uno sforzo maggiore rispetto all’osservazione passiva. È necessario considerare scenari alternativi, come cosa potrebbe accadere se un programma di conservazione non fosse implementato. Questo approccio, noto come “controfattuale”, rappresenta una parte cruciale del ragionamento causa-effetto. Ad esempio, se la gestione forestale comunitaria è destinata a ridurre la deforestazione, è fondamentale capire come esattamente ciò avvenga: aumenta la consapevolezza delle pratiche di raccolta locale o migliora la conformità alle regole attraverso il monitoraggio della comunità?
Comprendere questi passaggi intermedi è essenziale per distinguere tra interventi che provocano reali cambiamenti e quelli che coincidono semplicemente con essi. Adottare una lente causale richiede un maggiore impegno, ma ci porta più vicini alla diagnosi corretta delle relazioni causa-effetto.
Il valore di una corretta valutazione è evidente non solo per il finanziamento continuo dei programmi di conservazione, ma anche per migliorare la strategia complessiva. Negli ultimi due decenni, abbiamo assistito a un aumento delle valutazioni d’impatto per i progetti di conservazione, ma gran parte di esse è ancora relegata a contesti accademici, risultando tecnicamente complesse e difficili da interpretare dagli operatori sul campo. Sebbene alcuni organismi abbiano iniziato a fare valutazioni d’impatto, la maggior parte dei progetti di conservazione resta priva di tale analisi rigorosa.
Affrontare le sfide nella valutazione
Le ragioni per cui molte organizzazioni di conservazione non si affidano alle prove causali sono molteplici. Essi variano da budget limitati alla complessità tecnica delle metodologie di valutazione, fino a una resistenza culturale verso lo scetticismo delle prove scientifiche in favore di approcci tradizionali. Anche le maggiori ONG di conservazione faticano a generare evidenze causali adeguate.
In risposta a queste problematiche, si stanno formando collaborazioni tra ricercatori e professionisti per affrontare le sfide tecniche e pratiche. Ad esempio, metodi qualitativi hanno dimostrato il loro valore nel rivelare se i programmi di conservazione funzionano, fungendo da introduzione a metodi quantitativi più rigorosi. Queste partnership sono cruciali perché uniscono expertise diverse, garantendo che gli ostacoli tecnici non impediscano la comprensione di ciò che funziona.
Negli ultimi anni, l’attenzione si è intensificata sulla necessità di valutazioni causali, tanto che anche i finanziatori potrebbero fare la differenza. Invece di concentrarsi esclusivamente sui successi, dovrebbero incentivare un apprendimento onesto. Fondazioni come l’Arcus stanno già sperimentando questo modello, collaborando con organizzazioni per rafforzare le valutazioni d’impatto in modi pratici e realistici.
In questa prospettiva, le valutazioni diventano parte integrante delle attività di conservazione, e non un onere aggiuntivo. Identificare i legami causali non implica solo sommare successi o insuccessi, ma apprendere come un intervento può avere successo, cosa lo supporta e come modifiche possono migliorare i risultati.
La strada verso la valutazione causale nella pratica della conservazione è tracciata: gli strumenti esistono, l’expertise è in crescita e c’è una volontà collettiva di muoversi in questa direzione. Con l’urgenza della crisi della biodiversità, non possiamo permetterci di continuare a operare senza prove solide. Il futuro della conservazione dipende dalla nostra capacità di fare scelte informate.
Fonti ufficiali
- Ferraro, P. J. & Pattanayak, S. K. (2006). “Money for Nothing?” PLOS Biology.
- Andam, K. S., et al. (2008). “Measuring the Effectiveness of Protected Area Networks in Reducing Deforestation.” PNAS.
- O’Garra, T., et al. (2025). “Impact Evaluation for Conservation: Bridging Research and Practice.” Conservation Science and Practice.
Questa transizione verso la valutazione causale rappresenta una opportunità imperdibile per avanzare nel nostro impegno per la conservazione della biodiversità e per invertire la tendenza negativa nella perdita di biodiversità in tutto il mondo.
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