Irene Ghergo: opinioni esclusive e aneddoti su Signorini, Costanzo e Bonolis
Irene Ghergo non è soltanto una figura dietro le quinte: rappresenta una vera e propria enciclopedia vivente della televisione italiana degli ultimi 40 anni. Nel corso della sua carriera ha lavorato con i volti più noti del piccolo schermo e ha contribuito alla riuscita di molti programmi destinati a diventare cult. Tra i tanti aneddoti raccontati al “Corriere della Sera”, spicca quello su Maurizio Costanzo, noto per la sua calma imperturbabile di fronte ai problemi di palinsesto. Durante le riunioni di “Buona Domenica”, racconta Ghergo, Costanzo manteneva sempre la sua tipica serenità anche quando saltava un ospite: “Alle riunioni per Buona Domenica c’era sempre il dramma dell’ospite che non poteva venire. Maurizio, imperturbabile: ‘Togliete ‘a sedia’”.
Tra i programmi più famosi di cui Ghergo è stata autrice spicca “Non è la Rai”, nato dalla collaborazione con Gianni Boncompagni. Dopo Enrica Bonaccorti, il programma fu affidato a Paolo Bonolis che lo condusse per un anno prima di passare ad Ambra Angiolini. Boncompagni, però, aveva qualche riserva sulla conduzione di Bonolis: “Gianni non era convinto di Paolo. Diceva, ‘Urla troppo’”. Questa sincerità raccontata da Ghergo aggiunge colore e spessore al backstage di uno show che è stato un fenomeno di costume negli anni ’90.
L’ideazione di “Non è la Rai” è un racconto che testimonia anche il rapporto con Silvio Berlusconi: “Nacque in via dell’Anima a casa di Berlusconi. Silvio credeva che fossi la moglie di Boncompagni: ‘Prego, signora, si accomodi’. A pranzo raccontava barzellette. Gianni, quasi sordo, lo fissava inespressivo, non rideva. E io gli davo i calci sotto al tavolo. Gianni presentò richieste assurde: buttare tutte le telecamere, totale autonomia. Berlusconi capì che quel programma era speciale e lo accontentò. Nel promo c’era Enrica Bonaccorti davanti a un plotone di esecuzione”, ha rivelato Ghergo.
Queste testimonianze confermano come il successo di un programma televisivo non sia mai casuale, ma il risultato di un lavoro instancabile e spesso nascosto, portato avanti da figure fondamentali come Irene Ghergo, che operano lontano dai riflettori. Il talento, la professionalità e la capacità di intuire la bontà di un progetto o di un talento sono elementi chiave per trasformare programmi ordinari in autentici cult della televisione italiana.
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