La biodiversità: un valore strategico per il business e la sostenibilità futura.
La Necessità di Riconsiderare il Valore della Natura
Recentemente, durante un incontro a Manchester, i governi hanno accolto un report che pretende di affrontare un tema che il settore economico ha a lungo resistito: riconoscere la biodiversità come un elemento materialmente rilevante per l’economia. Secondo l’IPBES, la perdita della natura non è più un problema ambientale secondario, ma rappresenta un rischio sistemico per le aziende, la stabilità finanziaria e la crescita nel lungo periodo.
Questa tesi si basa su una semplice osservazione: tutte le aziende dipendono, direttamente o indirettamente, dai sistemi naturali. Le colture necessitano di impollinazione e fertilità del suolo; l’energia idroelettrica richiede bacini idrici stabili. Anche le compagnie di assicurazione calcolano il rischio di inondazioni. In effetti, anche le aziende che sembrano lontane da foreste o barriere coralline si affidano a catene di approvvigionamento influenzate dalla disponibilità di acqua, dalla regolazione climatica e dal funzionamento costante degli ecosistemi.
Dal 1992, il capitale umano pro-capite è raddoppiato, mentre le risorse naturali sono diminuite di quasi il 40%. L’economia ha conosciuto una crescita, ma parte della base patrimoniale su cui si fonda è stata erosa.
In termini finanziari, il report mette in luce che nel 2023, circa 7,3 trilioni di dollari, provenienti sia da fonti pubbliche che private, sono stati investiti in attività che hanno un impatto negativo diretto sulla natura. Di questi, circa due terzi provenivano da fonti private. Solo circa 220 miliardi sono stati indirizzati verso la conservazione e il ripristino. I sussidi dannosi ammontano a circa 2,4 trilioni di dollari, evidenziando un netto squilibrio. Ciò indica che mercati e politiche premiano ancora in modo più sicuro la degradazione piuttosto che la tutela.
Le aziende stanno già riscontrando implicazioni pratiche da queste dinamiche. La perdita di biodiversità comporta rischi fisici, come il fallimento delle coltivazioni o la disruption delle forniture. Inoltre, porta a rischi di transizione, poiché le normative si inaspriscono e le aspettative dei consumatori cambiano. In alcune situazioni, gli impatti cumulativi possono oltrepassare i punti critici ecologici, generando conseguenze difficili da riparare.
Le aziende, alle quali è richiesto di rendere conto delle loro operazioni, sono però in difficoltà: meno dell’1% delle aziende pubbliche menziona l’impatto della biodiversità nei propri rapporti. Tra le istituzioni finanziarie che rappresentano circa il 30% della capitalizzazione di mercato globale, i principali ostacoli nel valutare il rischio legato alla natura sono rappresentati dalla difficoltà di accesso a dati affidabili e modelli di previsione.
