Luoghi sacri e terre vive: la biodiversità secondo il popolo indigeno Sámi.
Le Pratiche di Tutela Ambientale nel Mondo
La conservazione moderna ha le sue radici nella fondazione del Parco Nazionale di Yellowstone nel 1872 negli Stati Uniti, e nel 1909 in Svezia con la creazione del Parco Nazionale di Sarek, progettato per proteggere l’orso bruno del nord. Prima di queste iniziative governative, però, diverse culture in tutto il mondo hanno protetto i paesaggi attraverso religioni, leggi consuetudinarie e pratiche di stewardship indigena. In Giappone, le foreste attorno ai templi shintoisti sono state preservate per secoli. In India, i villaggi continuano a mantenere boschi sacri, mentre le chiese in Etiopia sono spesso circondate da foreste protette. Anche in Italia, alcune aree rurali custodiscono paesaggi sacri che risalgono a tradizioni più antiche del cristianesimo stesso.
Un crescente numero di ricerche suggerisce che questi luoghi hanno spesso funzionato, intenzionalmente o meno, come sistemi informali di conservazione. Uno studio condotto nel 2021 da Piero Zannini e collaboratori ha esaminato siti naturali sacri e la conservazione della biodiversità, trovando che spesso contenevano maggiore biodiversità e ecosistemi meglio conservati rispetto ai paesaggi circostanti. Questi posti operano come forme efficaci di conservazione non fondate sulla burocrazia statale ma su cosmologia e tradizioni locali.
