Melanoma: chi ha i capelli rossi è più a rischio, ma la natura offre vantaggi.

Melanoma: chi ha i capelli rossi è più a rischio, ma la natura offre vantaggi.

Melanoma: chi ha i capelli rossi è più a rischio, ma la natura offre vantaggi.

Il Ruolo della Feomelanina: Oltre l’Estetica

Per lungo tempo, i pigmenti arancioni e rossastri presenti in natura sono stati interpretati principalmente come elementi estetici o, in alcuni casi, come indicatori di selezione sessuale. Recenti studi, tuttavia, suggeriscono che questi colori possano avere funzioni biologiche più profonde, con particolari implicazioni per gli esseri umani, specialmente per coloro che hanno capelli rossi e pelle molto chiara.

Al centro di questa indagine si trova la feomelanina, un pigmento responsabile delle tonalità che spaziano dal giallo-arancio al rosso. Questo pigmento è particolarmente dominante negli esseri umani:

  • nei capelli rossi,
  • nelle lentiggini,
  • nella pelle molto chiara, soprattutto in individui con minore propensione ad abbronzarsi.

Un Meccanismo Complesso

La produzione di feomelanina è legata a specifiche varianti del gene MC1R, il quale spiega l’esistenza di capelli rossi e una maggiore sensibilità alla luce solare. Negli uccelli, questa sostanza colora le piume in sfumature arancioni o rossastre, permettendo ai ricercatori di analizzarne la funzione sperimentando con la sua presenza e assenza.

Si è scoperto che la feomelanina ha un lato paradossale: sebbene sia associata a un aumento del rischio di melanoma, la selezione naturale potrebbe aver mantenuto geni considerati “svantaggiosi” per motivi sorprendenti. Un nuovo studio pone una domanda fondamentale: la feomelanina potrebbe effettivamente svolgere un ruolo protettivo a livello cellulare, non solo nei confronti dei raggi solari, ma anche rispetto ad altri rischi meno evidenti.

Il legame tra feomelanina e cisteina è cruciale. Questo amminoacido, fondamentale per il nostro organismo, può risultare dannoso in eccesso. Elevati livelli di cisteina sono associati a stress ossidativo e danni cellulari. La produzione di feomelanina sembra funzionare come un meccanismo di “smaltimento”, convertendo la cisteina in eccesso in una forma chimicamente stabile e non tossica. Gli esperimenti condotti sugli uccelli indicano che, quando questo meccanismo è bloccato, si osserva un aumento significativo dei danni cellulari.

Implicazioni per l’Umanità

Se il meccanismo di protezione funzionasse anche negli esseri umani, ne deriverebbe un’ipotesi affascinante: le persone con capelli rossi e pelle chiara potrebbero gestire in modo diverso l’equilibrio metabolico, in particolare per quanto riguarda gli amminoacidi e lo stress ossidativo. Ciò suggerirebbe che la feomelanina offra un vantaggio fisiologico nascosto, compensando parzialmente gli svantaggi legati alla maggiore sensibilità ai raggi UV.

Sebbene non elimini il rischio di melanoma, ciò implica che tale pigmento non deve essere considerato “difettoso”, ma piuttosto il risultato di una complessa interazione di costi e benefici biologici.

Un Equilibrio Fragile

È importante notare che la feomelanina non fornisce una protezione totale. La produzione di questo pigmento richiede l’uso della cisteina, che potrebbe altrimenti essere impiegata per generare antiossidanti naturali. Pertanto, mentre la feomelanina offre protezione da un rischio, potrebbe esacerbarne un altro, evidenziando così la complessità dei compromessi evolutivi.

Questa ricerca modifica la percezione riguardo ai colori del corpo umano. Caratteristiche come capelli rossi, lentiggini e pelle molto chiara non rappresentano solo tratti estetici o anomalie genetiche, ma segnali di una strategia biologica diversa nella gestione dello stress chimico interno. Gli uccelli, con le loro piume colorate, forniscono un modello che illustra come il colore possa celare significati vitali. Ciò che, a prima vista, sembra un svantaggio in un contesto potrebbe rivelarsi un vantaggio in un altro.

Per approfondire gli aspetti scientifici relativi alla feomelanina, puoi consultare le ricerche pubblicate su PubMed e ScienceDirect.

Ultimo aggiornamento: giovedì 8 gennaio 2026, 19:07

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