Morti di pescatori migranti: il potere incontrollato dei capitani è la causa principale.
Necropolitica: La Vera Natura della Governance in Mare
La ricerca ha adottato il concetto di “necropolitica”, definito come il potere di decidere chi vive e chi muore. Christina Stringer, autrice principale e direttrice del Centro per la Ricerca sulla Schiavitù Moderna presso l’Università di Auckland, ha dichiarato che questo approccio riesce a spiegare come il potere venga esercitato attraverso la morte e la minaccia di morte come strumenti di governance.
I pescatori indonesiani a bordo di pescherecci stranieri riferiscono di esperienze traumatiche, tra cui sfruttamento, ritenzione di stipendi, debito e persino violenze fisiche e sessuali. La ricerca, infatti, ha analizzato casi di pescatori indonesiani morti o dispersi su navi battenti bandiere di Cina, Taiwan e Corea del Sud, mostrando come le decisioni sui livelli di assistenza siano in mano ai capitani, generando zone isolate dove la vita dell’equipaggio è lasciata al buon piacere di pochi.
In questo contesto, i ricercatori hanno distinto i casi di morte tra “attiva” e “lenta”, dimostrando che le fatalità possono avvenire sia attraverso violenze esplicite che per negligenza prolungata, come malnutrizione o malattie non curate. La differenziazione degli eventi mortali è cruciale per progettare interventi mirati e appropriati.
Alfred “Bubba” Cook, direttore politico della ONG Sharks Pacific, ha affermato che l’uso del concetto di necropolitica rende evidente come l’autorità incontrastata dei capitani rifletta una carenza più ampia di responsabilità all’interno dell’industria della pesca. Per ottenere cambiamenti significativi, sarà necessaria una maggiore sensibilizzazione pubblica e pressione di mercato.
