Quanto può sopportare una città? Analisi dei limiti urbani e delle sfide contemporanee.
Vivo a Minneapolis, una città che sento profondamente mia. Sono cresciuto in un sobborgo di St. Paul e, dopo esperienze in entrambe le coste, io e mia moglie abbiamo scelto di stabilirci qui per crescere le nostre figlie in un luogo che ci ha sempre accolto a braccia aperte, nonostante il freddo. Negli ultimi giorni, la nostra tranquillità è stata stravolta dall’occupazione di oltre 3.000 agenti ICE che si protrae da tre settimane senza un termine chiaro. Molti amici da altre parti del paese mi scrivono, preoccupati e incerti: “È davvero così grave?”
Una situazione ancora peggiore di quanto sembri
La mia risposta è semplice: no, è peggio. Non vivevo una situazione così angosciante e surreale dagli effetti della pandemia. All’epoca, per quanto difficile, c’era una sorta di unione nel paese. Gli americani, pur con le loro divergenze su mascherine e vaccini, concorrevano a desiderare un mondo senza Covid-19.
Ma per quanto riguarda ICE, non c’è alcun conforto. Gli agenti non si limitano a vigilare, sono una forza di polizia armata e mascherata che occupa Minneapolis in modo violento. Non prestano nemmeno attenzione all’alibi di “rendere la città più sicura”. È chiaro a tutti che questa è la vendetta di Donald Trump, e loro sono i suoi soldati.
