Storia vivente: come gli oggetti raccontano il passato attraverso le fonti materiali.

Storia vivente: come gli oggetti raccontano il passato attraverso le fonti materiali.

Storia vivente: come gli oggetti raccontano il passato attraverso le fonti materiali.

La quarta edizione della Conferenza annuale della SiDidaSt (Società italiana di didattica della storia) si terrà a Torino dal 3 al 5 settembre. Quest’anno il focus è su un tema di crescente rilevanza, soprattutto alla luce della recente pubblicazione delle Indicazioni nazionali per il primo ciclo. Sebbene possa sembrare semplice, il tema coinvolge questioni centrali riguardanti l’insegnamento della storia e la concezione stessa della scuola e della didattica. Secondo le Indicazioni, i bambini della scuola primaria e secondaria di primo grado avrebbero difficoltà a studiare la storia utilizzando le fonti. Questa affermazione, messa in discussione da numerosi storici e personalità del settore, sarà al centro del convegno di settembre, dove esperti cercheranno di rispondere a questa provocazione.

Un Nuovo Approccio Didattico: L’Utilizzo degli Oggetti

La SiDidaSt, insieme ai suoi partner (Aimc, Cidi, Fnism e MCE), sostiene che l’uso di oggetti concreti rappresenti una metodologia efficace per sviluppare il “pensare storicamente” negli studenti, già a partire dalla scuola dell’infanzia. In questo contesto, l’insegnamento della storia attraverso gli oggetti viene proposto come un metodo che permette di stimolare la curiosità e la comprensione critica. Questo approccio è applicabile a tutti i livelli scolastici, dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di secondo grado, e comprende diverse strategie didattiche.

Una di queste strategie è il passaggio dalla materialità al digitale, in cui gli studenti esplorano il legame fra oggetti fisici e la loro rappresentazione nel mondo digitale. Questo approccio consente di comprendere come la storia possa essere raccontata attraverso l’intersezione tra il concreto e il virtuale.


Un’altra dimensione interessante è l’archeologia del contemporaneo e la cultura materiale. Qui si pone l’accento sull’analisi dei reperti moderni e dei gesti artigianali, che possono essere utilizzati per rinnovare la didattica: un esempio è l’insegnamento dell’arte greca antica o della storia medievale attraverso oggetti significativi. Non solo, ma gli oggetti possono diventare strumenti narrativi in laboratori di “officina storica”, in cui la ricostruzione fisica dell’oggetto funge da veicolo per l’apprendimento. In alcuni casi, gli oggetti comuni possono anche fungere da testimoni politici e sociali, raccontando storie di profondi cambiamenti, come l’emancipazione femminile nel dopoguerra.

Laboratori Pratici e Opportunità di Apprendimento

Durante i tre giorni della conferenza, i partecipanti potranno scegliere tra una vasta gamma di laboratori pratici, con ben 12 tipologie diverse. Questi workshop offrono esperienze stimolanti che spaziano dall’analisi di reperti del Museo Egizio alla storia della Resistenza attraverso oggetti simbolici. Tra i laboratori previsti, vale la pena evidenziare:

  • Storia della Resistenza: utilizzo di oggetti simbolici come la bicicletta o le “scarpe rotte” per raccontare le esperienze partigiane.
  • Vita quotidiana e scrittura: sperimentazione del cuneiforme con strumenti pratici per la scuola primaria o analisi di oggetti per raccontare la vita quotidiana nel Medioevo.
  • Studio delle fonti biografiche: partire da un oggetto specifico, come una piastrina di riconoscimento, per ricostruire la storia degli Internati Militari Italiani (IMI).
  • Percorsi museali: utilizzo di reperti del Museo Egizio, delle impronte digitali al Museo Lombroso o degli “oggetti della didattica” presso il Museo della Scuola per comprendere l’evoluzione delle istituzioni e della società.

Questi workshop rappresentano un’opportunità unica per gli educatori di entrare in contatto con esperienze pratiche e metodologie innovative.

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