Drina soffocata dai rifiuti: l’inerzia politica frena lo sviluppo della Bosnia.
Di Eldar Emric Agenzie: AP
Pubblicato il 06/02/2026 – 11:20 CET
La Drina: Un fiume soffocato dai rifiuti
Le immense ruspe e altri mezzi da cantiere sono in azione giorno e notte per liberare il fiume Drina, situato nella Bosnia orientale, dai rifiuti che lo soffocano. Questo problema non è una novità; ogni inverno, i rifiuti trascinati dai corsi d’acqua in piena si accumulano e si arrestano contro le barriere della centrale idroelettrica di Visegrad.
“Si tratta di una chiara manifestazione della mancanza di volontà politica”, afferma Dejan Furtula, attivista ambientale e direttore del gruppo Eko Centar a Visegrad. “Le istituzioni competenti si riuniscono annualmente per fare promesse, ma la realtà dimostra che i risultati sono scarsi.”
La situazione sul fiume è inquietante: la sua superficie verde smeraldo è coperta da uno strato spesso di plastica, legno, elettrodomestici e persino carcasse di animali. Furtula sottolinea che tra i rifiuti ci sono anche scarti sanitari, il che rende il fiume un vero e proprio disastro ecologico. “La Drina è un ecosistema ricco di pesci, e ci si può solo immaginare le sostanze tossiche che vi si sprigionano. È una catastrofe ambientale in corso.”
Le origini dell’inquinamento
Ma da dove provengono tutti questi rifiuti? La risposta si trova in numerose discariche abusive situate a monte, non solo in Bosnia, ma anche nelle vicine Serbia e Montenegro. Varie piccole affluenti contribuiscono al diluvio di immondizia che invade il Drina, specialmente durante i mesi invernali. In estate, il fiume viene utilizzato da amanti della natura e appassionati di rafting, ma la sua bellezza viene spesso offuscata dai rifiuti trasportati dagli ruscelli in piena.
Nel 2019, i rappresentanti di Bosnia, Serbia e Montenegro si sono riuniti per discutere della questione, ma dopo anni di promesse, non sembra che una soluzione concreta si stia avvicinando. Le dichiarazioni ufficiali dei politici della regione, come quella del ministro dell’Ambiente serbo, Goran Trivan, non hanno portato a risultati tangibili. “Dobbiamo collaborare e agire rapidamente per proteggere l’ambiente. Le parole da sole non bastano”, aveva commentato.
Questa situazione evidenzia come la regione, a decenni dalle guerre devastanti degli anni ’90, rimanga indietro rispetto al resto d’Europa in termini economici e di protezione ambientale.
La sfida ambientale nei Balcani
Oltre al grave problema dell’inquinamento dei fiumi, i Paesi dei Balcani occidentali si trovano ad affrontare un’altra emergenza: l’inquinamento dell’aria. Diverse città dell’area, tra cui Sarajevo e Belgrado, sono tra le più inquinate d’Europa, rendendo la qualità dell’aria una questione di salute pubblica.
Bosnia, Serbia e Montenegro hanno ambizioni di adesione all’Unione Europea, e affrontare i temi ambientali è una condizione imprescindibile per l’ingresso nel blocco europeo. “Il rispetto degli standard ambientali è fondamentale per procedere con le nostre aspirazioni all’UE”, afferma il presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.
Furtula suggerisce che “la mappatura delle discariche illegali e l’installazione di telecamere potrebbero essere soluzioni efficaci per combattere l’inquinamento”. Proposte concrete che, se implementate, potrebbero contribuire a migliorare la situazione ambientale nella regione.
Una volta raccolti, i rifiuti vengono trasportati alle discariche locali, dove vengono bruciati gradualmente, rilasciando sostanze tossiche nell’aria. Furtula parla di un “circolo vizioso” che avvelena la sua città e afferma: “Questi rifiuti provengono da tre Paesi: Montenegro, Serbia e Bosnia. Ma nessuno è disposto ad assumersi la responsabilità.”
Le dichiarazioni e i rapporti di organizzazioni come Greenpeace e il WWF sottolineano ulteriormente la necessità di un’azione rapida e coordinata per salvaguardare non solo il fiume Drina, ma anche l’intero ecosistema della regione.
La lotta contro l’inquinamento rappresenta quindi non solo un impegno per la salute ambientale, ma anche una chiave strategica per il futuro sviluppo e la prosperità dei Balcani occidentali.
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