Iran e Pakistan: negoziati su stretto di Hormuz e uranio. Prospettive future.
L’importanza dei negoziati in corso a Islamabad
di Vincenzo Petrone (*)
ROMA (ITALPRESS) – Nei prossimi giorni si apriranno i negoziati a Islamabad, e la frase “no deal” è preferibile a un “bad deal”. Un esito insoddisfacente per gli Stati Uniti e per la comunità internazionale potrebbe avere gravi ripercussioni, a meno che non si raggiungano almeno due obiettivi chiave.
Diritto di libera navigazione e sequestro di uranio arricchito
Il primo obiettivo da perseguire è la piena riaffermazione del diritto di libera navigazione nello Stretto di Hormuz. È fondamentale garantire il passaggio sicuro delle navi in una delle vie marittime più strategiche al mondo, fondamentale per il traffico petrolifero globale.
Il secondo punto cruciale riguarda il sequestro delle centinaia di chili di uranio arricchito attualmente posseduti dall’Iran. Senza questi due risultati, il conflitto potrebbe considerarsi perso per gli Stati Uniti, permettendo a Teheran di emergere da questa situazione con una potenza e una minaccia accresciute. La stabilità dell’intero Medio Oriente, insieme alla sicurezza economica e militare di Stati Uniti, Europa e Israele, saranno messe a serio rischio.
L’evoluzione della guerra in Iran
Nel giugno scorso, dopo una guerra di 12 giorni con Israele e intensi bombardamenti sul sito nucleare di Fordor, l’Iran si era presentato come un Paese militarmente umiliato. La minaccia nucleare sembrava ridotta per diversi anni, e gli israelo-americani potevano colpire senza timore di perdite significative. Tuttavia, l’Iran ha ottenuto risultati inaspettati, rinnovando i suoi vertici e dimostrando una determinazione sorprendente. Questo è stato essenziale per mantenere intatta la struttura di potere delle Guardie Rivoluzionarie e del Basij, nonostante gli attacchi avversi.
In questo contesto, i miliziani hanno represso duramente le rivolte interne, eliminando migliaia di oppositori senza che l’Occidente intervenisse. Russia e Cina hanno supportato la teocrazia iraniana, dato il loro passato di alleanze con regimi autoritari.
La questione dell’uranio
Circa 400 kg di uranio arricchito al 60%, potenzialmente utilizzabili per la costruzione di testate nucleari, rimangono sotto i siti colpiti di Fordor e Natanz. È chiaro che l’Iran ha la capacità di recuperare queste risorse rapidamente. Le recenti dinamiche del conflitto hanno dimostrato quanto sia cruciale per il regime degli ayatollah l’arma nucleare. Questo si è rivelato evidente durante le settimane di guerra, cementando la convinzione che necessiti di una deterrenza contro le minacce americane e israeliane.
Il generale John Daniel Caine, capo di Stato maggiore della Difesa statunitense, ha dichiarato che l’80% dell’arsenale missilistico iraniano è stato distrutto. Tuttavia, l’Iran ha dimostrato una straordinaria capacità di ricostruire le proprie infrastrutture militari, il che significa che potrebbe tornare a ripristinare le proprie capacità in tempi brevi.
La chiusura dello Stretto di Hormuz
Un aspetto allarmante è l’abilità dell’Iran di chiudere rapidamente lo Stretto di Hormuz come strategia di guerra. Questa manovra potrebbe portare a una crisi globale, in particolare per gli Stati Uniti e l’Occidente, senza nemmeno dover effettuare attacchi diretti. Le assicurazioni navali sono già iniziate a ritirarsi, portando a blocchi nel traffico commerciale.
Il presidente Trump, in questa fase di conflitto, appare sempre più frustato. L’assenza di un’operazione di terra significativa rende chiaro che senza un’azione decisa, gli Stati Uniti non riporteranno mai sotto controllo l’uranio iraniano o la navigazione nello Stretto di Hormuz.
Le prospettive future per gli Stati Uniti e l’Europa
Le prospettive per l’amministrazione Trump potrebbero delinearsi come una ricerca disperata di una via d’uscita. L’incontro a Islamabad, mediato da un Pakistan famoso più per il supporto a gruppi estremisti che per la diplomazia, potrebbe diventare una scusa per giustificare il rientro in patria e la concentrazione sulle elezioni di novembre.
È probabile che qualsiasi outcome del negoziato non rappresenti una vera risoluzione, ma solo un rinvio del conflitto, che coinvolgerà direttamente l’Europa in futuro. Soprattutto, è fondamentale considerare che la minaccia rappresentata dall’Iran e dai suoi alleati non è stata ridimensionata ma potrebbe ripresentarsi in una forma più aggressiva e pericolosa.
Fonti: Agenzia Italpress, Ministero della Difesa degli Stati Uniti, rapporti di analisi militare.
(*) Ambasciatore a.r.
-Foto IPA Agency- (ITALPRESS).
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