5 per mille 2026: come funziona, chi può riceverlo e cosa cambia con il tetto massimo per il non profit sanitario
Ogni anno, attraverso la dichiarazione dei redditi, i contribuenti italiani indirizzano centinaia di milioni di euro verso enti del Terzo Settore, strutture di ricerca e istituzioni pubbliche. Il 5 per mille è lo strumento fiscale che permette di destinare una quota dell’IRPEF a queste realtà, ma il suo funzionamento concreto, e soprattutto i suoi limiti strutturali, restano poco noti al grande pubblico. Oggi, con i dati relativi ai redditi 2024, è utile fare il punto su come il meccanismo funziona davvero e quali benefici produce per le organizzazioni che lo ricevono.
Che cos’è il 5 per mille e chi può riceverlo
Il 5 per mille è una quota dell’IRPEF, l’imposta sul reddito delle persone fisiche, che il contribuente può destinare liberamente ad un ente tra i soggetti accreditati, indicandone il codice fiscale o firmando nell’apposito spazio nella dichiarazione dei redditi. Non si tratta di una somma aggiuntiva rispetto alle tasse dovute: è una quota già prelevata dallo Stato, che in assenza di indicazione esplicita rimane nelle casse pubbliche.
Possono accedere al beneficio diverse categorie di soggetti:
enti del Terzo Settore iscritti nel Registro Unico Nazionale (RUNTS)
enti di ricerca scientifica e universitaria
enti di ricerca sanitaria
associazioni sportive dilettantistiche
comuni di residenza del contribuente
L’iscrizione al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) è il requisito principale per le organizzazioni non profit. L’accreditamento non è automatico e richiede il rispetto di criteri organizzativi e di rendicontazione precisi.
Il tetto massimo: cos’è e perché conta
Uno degli aspetti meno conosciuti del 5 per mille è l’esistenza di un tetto massimo di erogazione, ovvero un limite posto dallo Stato all’ammontare complessivo che può essere effettivamente erogato agli enti beneficiari. Questo tetto ha una storia articolata: introdotto nelle prime versioni della norma per ragioni di compatibilità con i vincoli di bilancio pubblico, è stato oggetto di revisioni successive e ha generato nel tempo situazioni in cui le somme designate dai contribuenti superavano quanto lo Stato era disposto a trasferire.
Dal 2022 al 2025 il tetto era fissato a 525 milioni di euro. La Legge di Bilancio 2026 lo ha aumentato a 610 milioni di euro annui. Si tratta di un incremento significativo, pari a 85 milioni, che tuttavia non elimina il limite strutturale del meccanismo.
Il divario tra quanto i cittadini destinano e quanto effettivamente arriva agli enti non è solo una questione tecnica. Per le organizzazioni che garantiscono servizi continuativi, come l’assistenza domiciliare o la gestione di strutture residenziali, l’incertezza sull’ammontare reale del contributo rende difficile la programmazione finanziaria a medio termine.
I dati del 5 per mille 2025, pubblicati dall’Agenzia delle Entrate nel maggio 2026, sono ora disponibili. Agli oltre 90.000 enti accreditati sono stati attribuiti più di 602 milioni di euro. La media per singola firma si è attestata intorno ai 34 euro, con variazioni significative tra le categorie. Ad esempio, gli enti di ricerca sanitaria tendono a ricevere importi medi più elevati rispetto alle associazioni sportive.
L’impatto sulle organizzazioni sanitarie non profit
Le organizzazioni che operano in ambito sanitario presentano alcune caratteristiche strutturali che le rendono particolarmente esposte alle fluttuazioni nel gettito del 5 per mille.
A differenza di realtà che gestiscono progetti circoscritti nel tempo, le organizzazioni di assistenza sanitaria sostengono costi fissi elevati e ricorrenti: retribuzioni di personale specializzato, manutenzione di strutture residenziali, dotazione di attrezzature medicali. La continuità del servizio non può essere modulata anno per anno in base agli introiti: un paziente in cura non può essere sospeso in attesa che i conti tornino in pareggio.
Questo rende il 5 per mille uno strumento prezioso ma strutturalmente instabile per questo tipo di realtà. Le organizzazioni più solide lo integrano in un mix diversificato di fonti: finanziamento regionale per i servizi accreditati, donazioni dirette, lasciti e contributi da fondazioni. Il 5 per mille, in questo contesto, finanzia tipicamente servizi aggiuntivi o di miglioramento che il rimborso pubblico non copre.
Un settore ad alta intensità assistenziale: le cure palliative
Tra i comparti del non profit sanitario, quello delle cure palliative rappresenta un caso emblematico. Si tratta di servizi ad alta intensità assistenziale, erogati 24 ore su 24 da équipe multidisciplinari che includono medici, infermieri, psicologi e assistenti sociali. Il costo per paziente è elevato; la domanda, in un Paese con una popolazione che invecchia, è in costante crescita.
A Milano, un esempio di organizzazione accreditata in questo settore è VIDAS, attiva dal 1982 nell’assistenza gratuita a pazienti adulti e pediatrici con malattie inguaribili, sia a domicilio sia in hospice. Come per molte realtà simili, il finanziamento pubblico copre una parte dell’attività; la quota residua dipende da strumenti come il 5 per mille. Chi volesse verificare come viene impiegato questo contributo può consultare la pagina 5×1000 di VIDAS, dove sono disponibili sia le istruzioni operative sia i rendiconti pubblicati annualmente.
Come orientarsi nella scelta nel 2026
Con oltre 90.000 enti accreditati, la scelta di dove destinare il proprio contributo non è banale. Alcuni elementi utili per valutare un’organizzazione:
la pubblicazione regolare del rendiconto del 5 per mille, obbligatoria per legge entro 12 mesi dall’accredito
la disponibilità del bilancio sociale, che permette di verificare la coerenza tra risorse ricevute e attività effettivamente svolte
la presenza di forme di controllo indipendente, come collegi dei revisori o certificazioni esterne
Non esiste una lista pubblica facilmente consultabile che aggreghi questi dati per tutti gli enti. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali pubblica gli elenchi degli enti accreditati, ma la valutazione qualitativa rimane a carico del contribuente.
Il 5 per mille è uno strumento che funziona quando chi lo utilizza lo fa in modo consapevole. La semplicità dell’atto, una firma, non deve far dimenticare che dietro quella firma c’è una scelta allocativa reale, con effetti concreti sulle organizzazioni che ricevono o non ricevono il contributo.
Non perderti tutte le notizie di lifestyle su Blog.it
