Il capolavoro strumentale di Rachika Nayar: un’epopea di desiderio e nostalgia.
A due minuti e trenta secondi dall’inizio della traccia principale di “Heaven Come Crashing” di Rachika Nayar, si fa strada un’imponente batteria drum and bass. Da fan del suo album di debutto “Our Hands Against The Dusk”, è stata una sorpresa inaspettata. Quest’ultimo, infatti, non presenta percussioni. Anche in “Heaven Comes Crashing” le batterie sono rare, con solo alcuni hi-hat meccanici nel secondo brano, “Tetramorph”, mentre nella seconda metà della sesta traccia, “Gayatri”, appare un suono simile a un tamburo nascosto nel mix. È solo nella settima traccia che Nayar regala un’esplosione di batteria, per poi tornare subito alla dolcezza di “Sleepless”, appena un brano dopo.
Il Suono Unico di Rachika Nayar
La musica di Nayar, caratterizzata da chitarre e ambient, ricorda un M83 proveniente da un universo alternativo. In questo scenario, Anthony Gonzalez non si ispira alla musica pop degli anni ’80, ma estrae dai suoi epici brani strumentali ogni goccia di emozione. “Heaven Comes Crashing” è carico di intensità emotiva, come suggerisce il titolo, ma utilizza sorprendentemente poche parole per esprimerla. Le uniche voci sono quelle di Maria BC, che si librano sul brano principale e sulla straordinaria traccia finale “Our Wretched Fate”, dove l’artista esprime il suo dolore senza parole.
Sebbene ci siano parole in “Heaven Comes Crashing”, esse risultano quasi illeggibili mentre Maria BC sussurra sotto un oceano di chitarre frenetiche e droni scintillanti:
È mattina?
Non ricordo di essermi addormentata.
Come possiamo affrontare la giornata
In questo modo?
Lanci le braccia e conta per vedere
Quanto è profondo.
Invece di ricorrere a parole, Nayar utilizza chitarre profondamente elaborate, texture solitarie e occasionali esplosioni di accordi trance per catturare la brama disperata al centro dell’album. “Heaven Comes Crashing” non è solo un’esplorazione emotiva, ma anche una critica all’abbandono che spesso accompagna una passione sfrenata. L’album è incorniciato tra “Our Wretched Fantasy” e “Our Wretched Fate”, esprimendo un certo disgusto per la propria impulsività emotiva. La terza traccia non è “Death and Love”, ma “Death and Limerence”, ponendo l’attenzione sull’ossessione romantica malsana piuttosto che su un rapporto emotivo soddisfacente, con linee di chitarra in stile U2 che infine affondano sotto note tremolanti fortemente riverberate e stonate.
L’Atmosfera di “Heaven Comes Crashing”
Successivamente, l’inquietudine di “Nausea” si sviluppa da un drone instabile a una massiccia panica di synth anni ’90, accompagnata da una delle melodie di chitarra più semplici e belle del disco. L’emo ambient di “Promises” segue, introducendo “Gayatri”, che aumenta l’energia e funge da ponte verso la traccia esplosiva che dà il titolo all’album.
