Il museo LGBTQ+ di Londra riapre, più inclusivo e colorato che mai!
Onorando il patrimonio culturale queer
Una delle esposizioni rende omaggio a Justin Fashanu, uno dei primi calciatori professionisti a dichiarare pubblicamente la propria omosessualità. Questa vetrina illumina il lascito della cultura queer e dei gruppi LGBTQ+ nelle industrie creative, che spaziano dall’arte alla letteratura, dalla moda alla performance. Un’introduzione alla musica della liberazione femminile documenta come il Movimento di Liberazione Femminile (WLM) e il Gay Liberation Front (GLF) si siano intrecciati e contrapposti negli anni ’70 e ’80. Molte donne queer trovarono un rifugio all’interno del WLM, avendo vissuto sentimenti di incomprensione o ostracismo da parte di un GLF dominato dagli uomini. Il risultato creativo di questa interazione si trasformò in un fiorire di cultura femminista attraverso le arti.
Le canzoni queer sono esposte nei cabinet del museo, con testi femministi e politici che a volte vengono cantati sulle melodie di brani già esistenti. “E allora, se Mary vuole vivere con Jane e Sue, / Mentre Peter vive con Paul. / E Marilyn diventerà una mamma lesbica – / Siamo solo umani dopo tutto”, incoraggia uno degli spartiti a cantare sulla melodia di ‘Consider Yourself’ da Oliver!. Canzoni intitolate ‘I Enjoy Being a Dyke’, ‘Women are a Girl’s Best Friend’ e ‘Women of the World Unite’ – con le parole “Women of the world get pissed / Sisters, sisters / We could all be feminists / If somebody gets the beer in” – si trovano tra le pagine.
