Incendi in Turchia, Grecia e Cipro: cambiamento climatico aumenta intensità del 22%.

Incendi in Turchia, Grecia e Cipro: cambiamento climatico aumenta intensità del 22%.

Incendi in Turchia, Grecia e Cipro: cambiamento climatico aumenta intensità del 22%.

Il cambiamento climatico alimenta gli incendi in Europa: analisi allarmante

Un nuovo studio del World Weather Attribution (Wwa) evidenzia come le recenti condizioni meteorologiche estreme abbiano aggravato gli incendi che hanno colpito Turchia, Grecia e Cipro. La ricerca sottolinea che fenomeni come il caldo estremo, la siccità e venti forti sono stati intensificati del 22% a causa dell’influenza umana sul clima. Questi eventi, uniti a un preoccupante aumento delle temperature, rendono gli incendi boschivi sempre più intensi e difficili da contenere.

Secondo il Sistema Europeo di Informazione sugli Incendi (Effis), il 2025 ha già registrato il numero più alto di incendi boschivi in Europa, con oltre un milione di ettari distrutti. Questo dato straziante supera di gran lunga le superfici bruciate in qualsiasi altro anno registrato, allarmando scienziati e autorità. Con una superficie bruciata che supera quella di Cipro, i ricercatori avvertono che, se non ci sarà un’immediata riduzione dell’uso di combustibili fossili, il futuro potrebbe riservare eventi ancora più catastrofici.

Il ruolo del cambiamento climatico nei disastri recenti

Negli ultimi mesi, il Mediterraneo orientale è stato teatro di incendi devastanti che hanno causato 17 vittime in Turchia, 2 a Cipro e 1 in Grecia. Più di 80.000 persone sono state costrette a evacuare le proprie abitazioni. Gli scienziati avvertono che la mancanza di precipitazioni invernali, diminuita del 14% dall’era preindustriale, ha creato condizioni ideali per la diffusione delle fiamme.

La ricerca ha rivelato che un periodo di una settimana con condizioni altamente evaporative ora è 18% più intenso e 13 volte più probabile rispetto al passato. Un clima sempre più caldo e secco, combinato a venti forti, ha moltiplicato le occasioni in cui incendi di grande intensità si verificano: eventi che una volta accadevano ogni 100 anni ora si materializzano ogni 20.

“The data is alarming. With a 1.3°C increase, we are witnessing new extremes pushing firefighters to the limit,” dichiara Theodore Keeping, ricercatore all’Imperial College di Londra. “Se non riduciamo l’uso di combustibili fossili, rischiamo di arrivare a 3°C in questo secolo,” aggiunge.

Pressione sulle risorse antincendio e risposte governative

Con centinaia di incendi attivi, le risorse destinate alla lotta contro gli incendi sono già sotto pressione. Il Meccanismo di Protezione Civile dell’Unione Europea è stato attivato ben 17 volte nel 2025, per interventi in Grecia, Spagna, Bulgaria, Montenegro e Albania. “La stagione è ancora in corso, ma il 2025 è già l’anno peggiore mai registrato”, afferma Clair Barnes, ricercatrice all’Imperial College di Londra.

Fonti ufficiali riportano che Spagna e Portogallo hanno subito danni significativi, con due terzi della superficie bruciata in diverse ondate di calore. Le analisi rapide del Wwa sulle fiamme in Spagna confermeranno anche il legame con il cambiamento climatico, portando a un quadro ancora più drammatico.

Nonostante i tentativi di mitigare i danni, il cambiamento climatico sta creando una realtà in cui i Paesi europei dovranno affrontare incendi sempre più frequenti. Se le attuali politiche globali continuano, ci si aspetta un aumento di 2,6 °C, il che renderebbe situazioni come quelle di quest’anno nove volte più probabili e il 25% più intense. Una previsione che preoccupa esperti e autorità, come segnala Bikem Ekberzade dell’Università Tecnica di Istanbul: “La stagione degli incendi ha raggiunto un picco già a giugno, anticipando di oltre un mese l’inizio abituale.”

Strategie di adattamento e prevenzione necessarie

È evidente che i Paesi colpiti non possono semplicemente concentrarsi sulla soppressione degli incendi ma devono adottare strategie di prevenzione a lungo termine. Attualmente, Turchia, Grecia e Cipro investono principalmente in squadre di vigili del fuoco e flotte aeree. Prima dell’incombente stagione degli incendi, erano stati inviati 650 pompieri da 14 nazioni europee nelle aree più vulnerabili.

Maja Vahlberg, consulente tecnico del Centro per il clima della Croce Rossa, sottolinea: “Anche con le forze pre-posizionate e rinforzi dall’estero, le fiamme hanno avuto un impatto devastante.” Secondo il Wwa, è urgente promuovere maggiori azioni preventive, come incrementare la consapevolezza del rischio nelle comunità locali e gestire i materiali combustibili. “Solo lavorando sulla prevenzione e sulla preparazione sarà possibile ridurre la vulnerabilità delle popolazioni,” conclude.

In questo contesto è cruciale che i governi implementino misure efficaci e tempestive per affrontare il cambiamento climatico, altrimenti eventi simili diventeranno la norma nel panorama europeo. Le cicatrici lasciate dai recenti incendi possono servire come ammonimento per l’urgente necessità di un cambio di rotta nelle politiche ambientali globali.

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