Perché la scomparsa delle api avrebbe effetti enormi anche sulla nostra alimentazione?
Diversi fattori contribuiscono al declino delle api in tutto il mondo, tra cui l’uso intensivo di pesticidi e insetticidi, la perdita di habitat naturali dovuta all’espansione urbana e agricola, le malattie fungine e virali che colpiscono gli alveari e i cambiamenti climatici. Questi elementi agiscono spesso in sinergia, indebolendo progressivamente le colonie e compromettendo la loro capacità di sopravvivenza.
La sensibilità delle api agli agenti chimici è particolarmente preoccupante, poiché gli insetticidi ne interferiscono con il sistema nervoso, compromettendo capacità di orientamento e raccolta del cibo. Nel contempo, la perdita di aree verdi riduce le fonti di nutrimento naturale, obbligando gli insetti a spostarsi in ambienti meno adatti e meno sicuri. Comprendere e agire su queste cause è un passaggio indispensabile per invertire il trend negativo.
La perdita delle api non è solo un problema ambientale, ma anche economico e sociale. L’agricoltura, che dipende dall’impollinazione, rappresenta una parte significativa del PIL mondiale e garantisce lavoro a milioni di persone. La riduzione della produzione agricola potrebbe quindi tradursi in difficoltà economiche per molte comunità, oltre a mettere in pericolo la diversità alimentare.
Le colture che beneficiano dell’impollinazione rappresentano circa il 35% della produzione alimentare mondiale. Ciò significa che un mondo senza api comporterebbe un aumento delle colture meno nutrienti e una diminuzione delle varietà di frutta e verdura, impoverendo di conseguenza l’alimentazione umana.
L’equilibrio tra uomo e natura, quindi, si trova in una delicata armonia, dove il benessere di tutti dipende dalla cura degli impollinatori. Riconoscere il valore delle api significa anche promuovere una relazione più rispettosa con l’ambiente.
