Petroliera colpita nel Golfo di Hormuz: Usa la accusano di tentare violazione del blocco navale.
Operazione Statunitense contro una Petroliera Iraniana
ROMA (ITALPRESS) – Nella notte scorsa, il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha reso noto di aver condotto un’operazione militare che ha portato alla disabilitazione di una petroliera commerciale, la M/T Belma, bandiera di Curaçao. Questa azione è stata intrapresa in risposta a un tentativo da parte della nave di violare il blocco navale imposto ai porti iraniani. Secondo le autorità statunitensi, la petroliera, priva di carico e in navigazione in acque internazionali, si dirigeva verso Kharg Island, un importante hub per l’esportazione di greggio iraniano.
Stando a quanto dichiarato da Centcom, l’equipaggio della Belma ha ignorato ripetuti avvertimenti radio da parte delle forze statunitensi. Di conseguenza, un velivolo militare USA ha utilizzato missili Hellfire per colpire il fumaiolo della nave, rendendola incapace di proseguire verso l’Iran. L’operazione rientra nell’ambito delle misure di enforcement del blocco navale, rientrato in vigore il 14 luglio alle ore 16:00 (Eastern Time). Questo nuovo regime prevede rigorose restrizioni per le navi dirette da o verso i porti iraniani.
Intercettazioni nelle Prime Ore del Blocco Navale
In sole ventiquattro ore dall’implementazione delle nuove restrizioni, Centcom ha intercettato tre mercantili. Di questi, due hanno cambiato rotta per conformarsi agli ordini impartiti dalle forze statunitensi, mentre la Belma è stata disabilitata dopo essersi rifiutata di ottemperare. Nel comunicato, Centcom ha sottolineato la determinazione delle forze statunitensi a mantenere il pieno rispetto del blocco navale, evidenziando l’importanza di misure per garantire la sicurezza nella regione.
Le tensioni sono accentuate dalla situazione geopolitica esplosiva in Medio Oriente, con la minaccia di conflitti aperti che rimane elevata. Il blocco navale rappresenta una risposta diretta alle attività di Iran nel cercare di aumentare le proprie esportazioni di petrolio, nonostante le sanzioni internazionali.
Collaborazione tra USA e Israele
In un contesto di crescente tensione, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha avuto una conversazione notturna con il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth. Durante l’incontro, Hegseth ha aggiornato Katz riguardo le operazioni militari statunitensi in Iran. I due leader hanno concordato di intensificare la collaborazione per affrontare eventuali sviluppi futuri. Katz ha anche fornito informazioni sulle attività militari israeliane in Siria, Gaza e Libano.
Katz ha rimarcato che Israele non ha mai chiesto agli Stati Uniti di intervenire lungo i propri confini e ha assicurato che il paese continua a impegnarsi per difendere i propri cittadini da qualsiasi minaccia. Questa conversazione sottolinea l’importanza strategica della cooperazione tra le due nazioni, specialmente in un momento così critico.
Giordania Intercetta Missili Iraniani
Un altro capitolo delle tensioni nella regione è rappresentato dalla recente intercettazione da parte dell’esercito giordano di otto missili iraniani. Secondo i media di Amman, i missili erano diretti verso il territorio giordano. I Guardiani della rivoluzione iraniana, noti come pasdaran, hanno affermato di aver mirato a una base aerea statunitense in Giordania in risposta a un attacco americano che ha colpito un ospedale oncologico pediatrico in Iran.
Le dichiarazioni dei pasdaran indicano che le forze statunitensi hanno usato basi aeree in Giordania per condurre operazioni militari, giustificando così i lanci di missili balistici come riposta. È evidente che la tensione continua a crescere in un contesto già fragile, con possibili ripercussioni sulla sicurezza regionale.
La situazione attuale in Medio Oriente è complessa e caratterizzata da alleanze strategiche e scontri militari. L’attenzione internazionale rimane alta mentre le potenze regionali e globali monitorano da vicino gli sviluppi e rispondono di conseguenza.
(Fonti: Centcom, Reuters, Haaretz)
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