Protonterapia: una nuova speranza per curare il tumore al cervello nei bambini.

Protonterapia: una nuova speranza per curare il tumore al cervello nei bambini.

Protonterapia: una nuova speranza per curare il tumore al cervello nei bambini.

Di John A. Smith

La Storia di Stephen De La Torre: Una Battaglia Contro un Tumore Raro

Stephen De La Torre, un bambino di sette anni, ha affrontato una prova difficile nei mesi scorsi. Ha lottato con mal di testa persistenti, disturbi alla vista, nausea e una stanchezza inspiegabile, fino a quando non ha ricevuto una diagnosi sorprendente: un rarissimo tumore papillare della regione pineale. Questa massa, grande quanto una batteria stilo, si trovava in una zona delicata del cervello, causando un aumento della pressione intracranica e provocando i disturbi che gli avevano minato la salute. Oggi il suo caso è seguito da molte testate statunitensi.

Il 9 marzo, Stephen è stato operato presso il Lucile Packard Children’s Hospital Stanford. Durante l’intervento, i neurochirurghi hanno rimosso la maggior parte della massa tumorale, ma non senza rischi. “Il tumore era molto vicino al tronco encefalico, e i medici hanno rimosso solo ciò che era possibile senza compromettere funzioni vitali”, ha raccontato sua madre, Tricia De La Torre.

La Necessità di un Trattamento Mirato

Purtroppo, la rimozione chirurgica non è stata sufficiente: per eliminare le cellule tumorali residue era necessaria la radioterapia. Per Stephen, la precisione del trattamento era fondamentale: la radioterapia tradizionale, rendeva difficile evitare i tessuti sani durante l’irradiamento. Come spiegato da Bill Loo, professore di oncologia radioterapica a Stanford, “con i protoni possiamo depositare la dose di radiazioni in modo più controllato”. Questa tecnica è particolarmente vantaggiosa per i bambini, poiché il loro cervello è ancora in fase di sviluppo e anche bassi livelli di radiazioni possono avere effetti collaterali significativi nel lungo periodo.

La protonterapia è un metodo innovativo che permette di gestire l’energia dei protoni in modo da concentrare il trattamento sul tumore, minimizzando l’esposizione ai tessuti circostanti. Tuttavia, il suo utilizzo è limitato: fino a poco tempo fa, i centri che offrivano questo tipo di terapia erano pochi e distanti. Per Stephen, i centri più vicini erano a oltre 800 chilometri, a San Diego e Seattle, un viaggio non sostenibile per una famiglia già sotto pressione.

Fortunatamente, in quel periodo, Stanford stava completando un nuovo centro: la Sridhar B. Seshadri Proton Therapy Suite. Questo impianto combina un acceleratore di dimensioni più piccole con una postazione che consente di trattare il paziente seduto, riducendo così l’ingombro necessario per le strutture tradizionali.

Il 4 giugno, Stephen ha segnato una tappa importante diventando il primo paziente trattato nella nuova struttura. “Poter indirizzare le radiazioni esattamente nel punto giusto è estremamente vantaggioso”, ha sottolineato Susan Hiniker, oncologa radioterapista pediatrica. Con l’apertura di questo nuovo impianto, è stato possibile completare le sedute di radioterapia con i protoni, riducendo significativamente il rischio di effetti collaterali a lungo termine.

La notizia del suo primato ha riempito di entusiasmo Stephen, che ha dichiarato: “Sono il primo paziente!” Anche se il percorso clinico rimane complesso, i medici prevedono che una volta completato il ciclo di radioterapia, Stephen potrà tornare a casa e riprendere la vita di un bambino della sua età, dedicandosi a sport e attività ludiche.

La storia di Stephen rappresenta anche una speranza per il futuro. Con l’ottimizzazione di queste tecnologie, si potrebbe portare la protonterapia in un numero sempre maggiore di ospedali. Rendere gli impianti meno ingombranti e costosi potrebbe facilitare l’accesso a questa forma di radioterapia così utile, soprattutto per i pazienti pediatrici.

La comunità medica osserva con interesse lo sviluppo di queste tecnologie, che possono rivoluzionare il trattamento di tumori in età pediatrica, garantendo una maggiore sicurezza e risultati migliori. Il caso di Stephen De La Torre non è solo un esempio di speranza, ma un faro verso una medicina sempre più mirata e personalizzata.

Fonte: Stanford Health Care, American Society for Radiation Oncology (ASTRO).

Ultimo aggiornamento: giovedì 11 giugno 2026, 16:44

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