Ricerca farmacologica: i modelli maschili non bastano, le donne rischiano terapie meno sicure
Negli studi su animali da laboratorio, la scelta di utilizzare esclusivamente maschi è spesso motivata dal tentativo di ridurre la variabilità dei risultati. Tuttavia, secondo la SIF, questa impostazione limita la comprensione dei meccanismi biologici nelle femmine e riduce la capacità di prevedere la risposta ai farmaci nella popolazione femminile.
Il problema riguarda anche colture cellulari e altri modelli sperimentali, che non considerano l’identità sessuale dei sistemi biologici studiati. Il risultato è un quadro scientifico incompleto, che rischia di tradursi in terapie meno efficaci o più rischiose per le donne.
