Ricerca farmacologica: i modelli maschili non bastano, le donne rischiano terapie meno sicure

Ricerca farmacologica: i modelli maschili non bastano, le donne rischiano terapie meno sicure

Le differenze tra maschi e femmine incidono su farmacocinetica e farmacodinamica: metabolismo, distribuzione dei principi attivi e sensibilità recettoriale possono variare significativamente. Di conseguenza, la valutazione basata esclusivamente su modelli maschili può sottovalutare effetti avversi o modificare l’efficacia di un trattamento nelle donne.

Secondo il Position Paper, l’assenza sistematica della variabile sesso nelle fasi iniziali della ricerca può generare un effetto a cascata, influenzando gli studi clinici successivi, la definizione dei dosaggi e la sicurezza dei farmaci.

Linee guida ignorate nella pratica

Nonostante esistano indicazioni internazionali chiare sull’inclusione del sesso nei protocolli sperimentali, la loro applicazione rimane disomogenea. La ricerca avanzata dal punto di vista tecnologico resta spesso parziale e non pienamente rappresentativa della complessità biologica della popolazione.

Verso una ricerca più inclusiva

Il documento della SIF propone di:

Integrare il sesso nei protocolli preclinici fin dalle prime fasi di studio.
Evitare l’uso esclusivo di modelli maschili.
Considerare esplicitamente le differenze legate al genere nella progettazione degli studi.

Questi accorgimenti mirano a produrre dati più completi e affidabili, riducendo il rischio che farmaci sicuri per gli uomini risultino meno efficaci o più pericolosi per le donne.

Medicina personalizzata e sicurezza dei farmaci


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