Scommesse sui biocarburanti: l’Africa rischia una crisi agricola e di sicurezza alimentare
Le Implicazioni della Politica sui Biocarburanti
Il settore marittimo consuma annualmente circa 300 milioni di tonnellate di carburante, contribuendo per il 3% delle emissioni globali, valore pari a quello di paesi come la Germania o il Giappone. Sostituire anche solo una frazione di questo fabbisogno con biocarburanti a base di colture richiederebbe vastissime aree di terra. Esperienze passate con i mandati sui biocarburanti dimostrano quali siano le conseguenze: gli oli vegetali e i cereali vengono dirottati verso i mercati dei carburanti, causando un incremento dei prezzi globali e spingendo gli investitori in regioni con governance debole e terreni economici.
Le cosiddette terre marginali non sono spazi vuoti pronti per lo sviluppo. Esse sostengono pastori, comunità indigene e agricoltori, fungendo da reti di sicurezza in tempi di siccità e condizioni climatiche avverse. La loro conversione in piantagioni per biocarburanti comprometterebbe la resilienza ecologica e l’autonomia comunitaria. Se l’Organizzazione Marittima Internazionale sviluppa un grande mercato per i biocarburanti, potrebbe scatenarsi una corsa all’acquisizione di terre africane, travestita da promesse di occupazione e sviluppo. Questo spostamento dell’uso del suolo metterebbe a rischio la sicurezza alimentare per una popolazione in rapida crescita, aggravando una situazione già critica.
