Thea Energy presenta Helios, la centrale di fusione ispirata ai pixel.

Thea Energy presenta Helios, la centrale di fusione ispirata ai pixel.

Le prestazioni sono state sorprendenti, e il team ha rilevato come anche test estremi, come il disallineamento di un magnete, non abbiano compromesso il funzionamento del sistema di controllo. Ogni volta che hanno sperimentato con materiali superconduttori e materiali difettosi, il sistema di controllo è riuscito a ottimizzare le prestazioni senza un intervento manuale.

Il design del reattore Helios di Thea utilizzerà due tipologie di magneti: all’esterno, 12 grandi magneti di quattro forme diverse saranno responsabili del confinamento del plasma, mentre all’interno, 324 magneti circolari più piccoli affineranno ulteriormente la forma del plasma. La startup prevede che Helios sarà in grado di generare 1.1 gigawatt di calore, traducendosi in 390 megawatt di elettricità a un costo inferiore ai 150 dollari per megawattora. Dopo un periodo di manutenzione di 84 giorni ogni due anni, il fattore di capacità dell’impianto dovrebbe attestarsi all’88%, un risultato superiore rispetto agli attuali impianti a gas e quasi paragonabile a quelli nucleari.

Prossimi Passi per Thea Energy

Attualmente, Helios è ancora in fase concettuale e Thea deve prima costruire Eos, il suo dispositivo di fusione iniziale che dimostrerà la validità scientifica del concetto. Berzin ha confermato che l’azienda annuncerà il sito per Eos nel 2026, con l’obiettivo di attivarlo “intorno al 2030”. Parallelamente, Thea intende lavorare su Helios, una strategia simile a quella seguita da Commonwealth Fusion Systems per il suo progetto Arc.

Berzin è entusiasta di commentare le reazioni della comunità della fusione: “Questa è la pubblicazione del documento di sintesi. A questo seguirà una quantità sostanziale di lavoro che sarà sottoposta a revisione paritaria e pubblicazione,” ha dichiarato. È il momento giusto per avviare collaborazioni e coinvolgere gli utenti finali per costruire il primo reattore a fusione.

Fonte: TechCrunch

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