Uricchio al Master in Intelligence: “Dazi e il nuovo equilibrio del potere globale”
CATANZARO (ITALPRESS) – Si è svolta ieri una lezione di grande rilevanza dal titolo “L’Intelligence tra politiche dei dazi e crisi fiscale degli Stati”, tenuta da Antonio Felice Uricchio, già Rettore dell’Università “Aldo Moro” di Bari e Presidente dell’ANVUR. Questo incontro si è inserito nel Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri. La lezione si è distintamente caratterizzata per l’integrazione tra tecniche del diritto tributario e una visione geopolitica, evidenziando l’importanza dei dazi come strumento politico ed economico internazionale.
Il Dazio come Strumento di Potere
Antonio Felice Uricchio, con la sua esperienza sia da tributarista che da esperto di intelligence economica, ha mostrato come i tributi doganali siano ben più che una questione meramente fiscale. Secondo Uricchio, il tributo doganale è un potente strumento di governo. L’intelligence, definita come “scienza del governare”, riveste un ruolo cruciale, non solo in termini di sicurezza militare, ma anche per prevenire conflitti e gestire crisi economiche tramite risposte strategiche e fiscali.
Il confronto tra politica e fisco ha radici profonde nella storia, con eventi emblematici come la Rivoluzione americana e quella francese a testimoniare l’impatto delle questioni tributarie sulle dinamiche politiche. Il modello moderno di costituzionalismo si fonda sull’assunto che ogni prelievo fiscale debba avere una base legislativa chiara. Pertanto, il fisco va inteso come il canale principale attraverso cui le risorse vengono redistribuite. I tributaristi sono sfidati a non limitarsi a interpretare norme, ma a anticipare scenari futuri e leggere le tendenze in atto.
In aggiunta, Uricchio ha richiamato una celebre scena del film “Non ci resta che piangere” con Benigni e Troisi, per illustrare come il concetto di tributo sia presente da molto tempo, sin dai mercati medievali e dall’antica Roma, dove esisteva il portorium. Comprendere i concetti di territorio e frontiera doganale diventa fondamentale: il tributo si applica solo al momento dell’entrata nel territorio, permettendo alla merce una circolazione libera all’interno dello stesso. Questo principio è evidente nel contesto dell’Unione Europea, dove il dazio si paga una sola volta per tutte le merci che circolano tra gli Stati membri dopo un’unica entrata. Tali dinamiche hanno evidenti ripercussioni, come nel caso Brexit.
Tipologie e Funzioni del Dazio
Il dazio si distingue in tre categorie principali: dazio ad valorem, dazio specifico e dazio misto. Il dazio ad valorem, il più comune, si calcola in percentuale rispetto al valore dichiarato della merce. Per esempio, su un bene valutato 1.000 euro con un’aliquota del 15%, il dazio ammonta a 150 euro. Il dazio specifico, meno usato, si applica a unità fisiche come peso o volume, mentre il dazio misto combina entrambe le modalità.
Le funzioni del dazio possono essere scomposte in tre aree principali: fiscale, protettiva e politica. La funzione fiscale riguarda la raccolta di introiti per il bilancio pubblico; tuttavia, questa non è sempre la più significativa. Anzi, negli Stati Uniti, un incremento dei dazi non ha portato a un aumento proporzionale del gettito. La funzione protettiva, invece, protegge le industrie locali dalla concorrenza estera, importante in settori critici come la produzione di acciaio, veicoli elettrici e farmaci. Le misure di antidumping sono un esempio di come i dazi possano riequilibrare le condizioni di mercato.
A questo punto, il ruolo politico del dazio emerge in modo chiaro. Uricchio ha citato come esempio le politiche commerciali di Donald Trump, che hanno riaffermato l’importanza dei dazi come strumento per esercitare pressione sugli altri Stati e accrescere il potere negoziale. In effetti, il dazio è diventato un vero “bisturi politico”. È interessante notare che le conseguenze dei dazi non ricadono sui Paesi stranieri, ma si manifestano in costi maggiori per le imprese e i consumatori interni, che subiscono l’aumento dei prezzi finali.
Il Codice Doganale dell’Unione (CDU), in vigore dal 2016, rappresenta il riferimento normativo principale e si basa su tre elementi fondamentali: classificazione, origine e valore. Ad esempio, il codice tariffario assegnato a un prodotto determina le aliquote applicabili. Differenze significative emergono nel caso di un fitness tracker, classificabile come orologio, computer o strumento di misura, influenzando in modo diverso le questioni fiscali.
Guardando al futuro, Uricchio ha esaminato tre scenari da considerare fino al 2030. Lo Scenario A prevede un accordo multilaterale, con una riduzione graduale dei dazi e una ripresa del commercio internazionale, fonte di crescita economica. Lo Scenario B, considerato più realistico, prevede una frammentazione controllata, con la nascita di alleanze regionali e misure di sicurezza economica. Infine, lo Scenario C sottolinea i rischi legati a conflitti tariffari, con conseguenze recessive. In questo contesto, emerge il ruolo cruciale dell’intelligence economica, non come attività marginale, ma come tool strategico per la governance economica.
Uricchio sostiene che, nel panorama attuale, il tributarista deve adottare una visione che integri la conoscenza delle norme con la consapevolezza delle dinamiche internazionali. I dazi, pertanto, non devono essere considerati obsoleti, ma come strumenti vitali della sovranità moderna e della sicurezza economica. La necessità di un approccio innovativo nel diritto è evidente: l’interpretazione delle norme deve abbracciare il futuro, integrando gli scenari economici e politici in continuo cambiamento.
– Foto ufficio stampa Università della Calabria –
(ITALPRESS).
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