Valutare per crescere: apprendimento e sviluppo personale oltre il semplice voto.

Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università

Valutare per crescere: apprendimento e sviluppo personale oltre il semplice voto.

Rivalutare il Ruolo della Valutazione nella Scuola Moderna

Parlare di scuola oggi significa affrontare un tema delicato e controverso: la valutazione. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una profonda frattura tra i modelli pedagogici e giuridici, trasformando le aule in spazi di conflitto e i ragazzi in autentici contabili del proprio sapere. L’illusione del “voto oggettivo” si sta rivelando un’arma a doppio taglio, fungendo da scudo contro il conflitto sociale ma creando al contempo danni significativi al processo educativo.

È preoccupante osservare come il registro elettronico sia diventato un vero e proprio fascicolo processuale, pronto per essere contestato in sede legale. Questo formalismo estremo sta soffocando la possibilità di apprendere attraverso l’errore, generando un dispendio di energie umane in pratiche burocratiche che non producono valore educativo. Ci troviamo di fronte a una domanda cruciale: stiamo davvero valutando per far crescere gli studenti o per evitare ricorsi legali?

È giunto il momento di chiarire una verità fondamentale: c’è una confusione tra diritto allo studio e il presunto diritto al successo formativo, come stabilito dalle normative. Questa confusione rischia di svuotare di significato l’intero percorso educativo. I dirigenti scolastici si trovano spesso schiacciati tra scadenze ministeriali e le pressioni delle famiglie, tendendo a mantenere l’apparenza formale della correttezza amministrativa a discapito della qualità educativa. Se la “griglia di valutazione” è impeccabile, il voto è assicurato, ma il rischio è che lo studente si senta perso.

Rimettere al Centro l’Apprendimento e il Confronto

Le famiglie, nel tentativo di proteggere i propri figli da brutti voti, si chiedono: questa forma di tutela renderà i loro ragazzi più forti o più fragili come adulti? La valutazione numerica ha trasformato il processo educativo in un’ossessione quantitativa, frammentando la conoscenza. Un docente che assegna un 6- non sta valutando le competenze di uno studente, ma cercando di tradurre la complessità dell’apprendimento in una cifra digeribile per le sole necessità burocratiche.

È opportuno ricordare che l’educazione non è un contratto d’appalto: non esistono sconti o penali se il servizio non è perfetto. Si tratta piuttosto di un processo organico, in cui il fallimento può rappresentare un’opportunità di crescita. Se si riduce il rischio di fallire, quale valore attribuiamo all’impegno e alla perseveranza degli studenti?

Il rischio di queste pratiche educative è la creazione di una generazione di “bravi esecutori di algoritmi valutativi”, capaci di studiare per la media ma non di sviluppare un pensiero critico. I dirigenti scolastici che incoraggiano i docenti a “levigare” i voti non stanno facendo un favore alla scuola; al contrario, stanno compiendo un atto di vigliaccheria istituzionale che mina le basi stesse della democrazia, la quale si fonda sul merito e sulla responsabilità personale.

Cari docenti, è fondamentale riprendere la libertà pedagogica di sbagliare insieme ai propri alunni. Non lasciate che la paura di un ricorso determini le vostre pratiche di valutazione. Famiglie, tornate a vedere i professori come alleati nel complesso percorso di crescita dei vostri figli, piuttosto che come meri fornitori di servizi. Il voto non dovrebbe mai essere considerato una sentenza sulla persona, ma piuttosto un riflesso di un cammino in atto.

Se continuiamo a rendere la scuola un ambiente sterile dal punto di vista dell’umanità, rischiamo di ottenere istituti impeccabili a livello legale, ma privi di anima e autentica relazione. La vera sfida è riportare il rapporto educativo alla sua dimensione umana, abbandonando la logica puramente giuridica. Serve un patto di corresponsabilità, non limitato a un semplice documento firmato all’inizio dell’anno scolastico, ma un impegno reciproco a riconoscere l’autorevolezza di chi insegna e la dignità di chi apprende.

La valutazione dovrebbe diventare un atto di “intenzionalità educativa”, come suggerisce Nicola Serio nel suo volume “Oltre la valutazione”. Questo approccio implica riconoscere che, dare un voto non è semplicemente pesare un oggetto, ma stabilire una connessione umana profonda, dicendo all’allievo: “Ti vedo, so dove sei e so dove puoi arrivare ancora”. Se la responsabilità viene ignorata, il voto non sarà altro che un freddo numero sullo schermo.

La domanda finale che ci poniamo è: siamo pronti a smettere di misurare le prestazioni e iniziare a valutare le persone? La risposta può determinare non solo il destino educativo dei nostri giovani, ma anche quello della società in cui vivranno.

Fonti: Gazzetta Ufficiale, Ministero dell’Istruzione.

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