Valutare per crescere: apprendimento e sviluppo personale oltre il semplice voto.
Rimettere al Centro l’Apprendimento e il Confronto
Le famiglie, nel tentativo di proteggere i propri figli da brutti voti, si chiedono: questa forma di tutela renderà i loro ragazzi più forti o più fragili come adulti? La valutazione numerica ha trasformato il processo educativo in un’ossessione quantitativa, frammentando la conoscenza. Un docente che assegna un 6- non sta valutando le competenze di uno studente, ma cercando di tradurre la complessità dell’apprendimento in una cifra digeribile per le sole necessità burocratiche.
È opportuno ricordare che l’educazione non è un contratto d’appalto: non esistono sconti o penali se il servizio non è perfetto. Si tratta piuttosto di un processo organico, in cui il fallimento può rappresentare un’opportunità di crescita. Se si riduce il rischio di fallire, quale valore attribuiamo all’impegno e alla perseveranza degli studenti?
Il rischio di queste pratiche educative è la creazione di una generazione di “bravi esecutori di algoritmi valutativi”, capaci di studiare per la media ma non di sviluppare un pensiero critico. I dirigenti scolastici che incoraggiano i docenti a “levigare” i voti non stanno facendo un favore alla scuola; al contrario, stanno compiendo un atto di vigliaccheria istituzionale che mina le basi stesse della democrazia, la quale si fonda sul merito e sulla responsabilità personale.
