Video rubati di Stefano De Martino, spunta un secondo indagato nell’inchiesta choc
Il programma di Rai Uno La Vita in Diretta ha confermato le notizie pubblicate dal Corriere, sottolineando come il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica stia analizzando con grande attenzione tutti i dispositivi sequestrati al secondo indagato. Gli specialisti stanno verificando il momento esatto in cui i video sono stati acquisiti, i passaggi intermediari e soprattutto chi avrebbe materialmente fornito i filmati per la loro diffusione.
Fonti ufficiali della Polizia di Stato commentano: “Le indagini sono in continua evoluzione e non escludiamo la presenza di una rete di soggetti coinvolti. Ricostruendo la catena di distribuzione dei filmati, sarà possibile individuare non solo il tecnico che li ha registrati di nascosto, ma anche eventuali complici che hanno collaborato nella diffusione.”
In queste ore, tra le ipotesi più accreditate vi è quella di un’organizzazione ben strutturata dietro la vicenda: “Le immagini non solo sono state pubblicate, ma sono diventate oggetto di meme e clip che girano ampiamente sui social, alimentando un fenomeno di violazione della privacy senza precedenti,” ha dichiarato Angelo Pisani, avvocato difensore di Stefano De Martino, in un’intervista rilasciata ad Ansa.
Gli accertamenti tecnici sui profili social e sui dispositivi del primo indagato sono iniziati il 18 maggio 2026. I legali del conduttore hanno specificato che anche solo il salvataggio delle immagini compromettenti costituisce reato. “La creazione di meme o l’uso di singoli fotogrammi tratti dai video costituisce una forma di violazione grave e perseguibile,” hanno aggiunto gli avvocati Pisani.
Stefano De Martino, tramite il suo legale, ha voluto esprimere la propria posizione: “Chiediamo che la legge venga applicata con rigore per tutelare la dignità delle persone coinvolte, in particolare quando si tratta di violazioni private così delicate.”
L’Autorità garante per la protezione dei dati personali e il Ministero dell’Interno stanno monitorando costantemente il caso per garantire il massimo rigore nelle indagini e la tutela delle vittime.
Le dichiarazioni ufficiali rilasciate da fonti investigative si possono consultare sul sito della Polizia di Stato e sulle pubblicazioni del Ministero della Giustizia, che stanno aggiornando regolarmente il pubblico sugli sviluppi dell’inchiesta.
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