Assocalzaturifici 2025: fatturato a 12,8 miliardi, export stabile a 11,5 miliardi

Assocalzaturifici 2025: fatturato a 12,8 miliardi, export stabile a 11,5 miliardi

Assocalzaturifici 2025: fatturato a 12,8 miliardi, export stabile a 11,5 miliardi

Il 2025 si è rivelato un anno interlocutorio per l’industria calzaturiera italiana, con un fatturato complessivo di 12,84 miliardi di euro, in contrazione del 2,8% rispetto al 2024. Nonostante le difficoltà legate a incertezze geopolitiche, inflazione e rallentamento dei consumi, il settore ha mostrato una lieve ripresa nell’ultimo trimestre. L’export, che rappresenta l’85% della produzione, ha registrato una perdita contenuta dell’1,1%, con segnali positivi in Europa e Medio Oriente ma un crollo in Cina. Il comparto affronta sfide occupazionali e di competitività, richiedendo investimenti in innovazione e politiche di sostegno mirate.

Il 2025 dell’industria calzaturiera italiana: sfide, segnali positivi e prospettive per il futuro

L’industria calzaturiera italiana ha vissuto un 2025 contraddistinto da una fase interlocutoria, caratterizzata da dinamiche imprevedibili che hanno influenzato i mercati in modo rapido. Il Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assocalzaturifici riporta un preconsuntivo con un fatturato complessivo di 12,84 miliardi di euro, segnando una contrazione del 2,8% rispetto all’anno precedente. Nel quadro geopolitico incerto, con un’inflazione ancora presente e un rallentamento globale nel settore della moda, il settore ha contenuto le perdite e ha mostrato, negli ultimi mesi, i primi timidi segnali di ripresa, con un incremento dell’1,1% nel fatturato dell’ultimo trimestre, interrompendo nove trimestri consecutivi di calo.

La situazione occupazionale resta delicata: nonostante una diminuzione del 6,2% nel ricorso agli ammortizzatori sociali rispetto al 2024, le ore di cassa integrazione autorizzate superano ancora di quattro volte i livelli pre-pandemici, attestandosi a oltre 33,8 milioni. La perdita di 173 imprese calzaturiere e di 2.500 posti di lavoro nel 2025 evidenzia il peso delle difficoltà affrontate, minando il vantaggio competitivo legato alle competenze artigianali italiane. L’export continua a essere il pilastro del comparto, assorbendo circa l’85% della produzione nazionale e raggiungendo vendite all’estero per 11,5 miliardi di euro, con una riduzione contenuta dell’1,1%.

La distribuzione geografica dei mercati segna due realtà distinte: l’Unione Europea registra una crescita sia in valore che in volume, grazie soprattutto ai mercati di prossimità, mentre i mercati extra-UE mostrano una contrazione media del 3,3%. In particolare, il Far East soffre un calo significativo, con la Cina in evidenza per una flessione del 23,4%, frutto di una crisi di fiducia e di cambiamenti nelle abitudini di acquisto del lusso. Emergenze positive provengono dal Medio Oriente, soprattutto dagli Emirati Arabi, mentre negli Stati Uniti l’andamento risulta altalenante e appesantito dall’introduzione di nuovi dazi doganali dopo l’accordo USA-UE.

Per il 2026 le aspettative delle aziende sono prudenti, con la maggioranza che prevede stabilità del fatturato e solo una minoranza che si attende una crescita. La vera ripresa si ipotizza non prima dell’inizio del 2027, portando le imprese a considerare il prossimo anno come un periodo di transizione da affrontare puntando su innovazione e sostenibilità. È fondamentale il sostegno delle Istituzioni non solo con ammortizzatori sociali, ma anche attraverso politiche industriali che favoriscano il ricambio generazionale e gli investimenti in digitalizzazione, per permettere al Made in Italy calzaturiero di mantenere il proprio ruolo di rilievo nei mercati mondiali.

Il settore calzaturiero italiano fra sfide attuali e prospettive future

L’industria calzaturiera italiana chiude il 2025 segnando una contrazione del fatturato del 2,8%, attestandosi a 12,84 miliardi di euro, in un contesto caratterizzato da profonde incertezze economiche e geopolitiche. Nonostante la flessione, l’ultimo trimestre ha mostrato un lieve segnale di ripresa con un incremento dell’1,1% rispetto al trimestre precedente, interrompendo una sequenza negativa di nove trimestri consecutivi. Questa dinamica indica un possibile avvio di recupero, benché il settore resti gravato dalla perdita significativa di imprese e posti di lavoro, che hanno intaccato la capacità competitiva del comparto Made in Italy.

Sul fronte occupazionale, la situazione resta delicata. Il ricorso agli ammortizzatori sociali nel 2025 diminuisce del 6,2%, ma le ore autorizzate superano ancora di molto i livelli pre-pandemici, evidenziando una fragilità strutturale che necessita attenzione. L’export continua a rappresentare il cuore pulsante dell’industria, con una quota pari all’85% della produzione. Se da un lato l’Europa mostra segni incoraggianti di crescita sia in valore sia in volume, dall’altro i mercati extra-UE, in particolare il Far East, soffrono una stagnazione, con un calo marcato nelle vendite verso la Cina, che sconta ulteriormente un cambiamento nelle abitudini di consumo e una riduzione della fiducia.

La variabilità delle performance internazionali si estende anche agli Stati Uniti, dove un aumento totale è stato compensato da un calo nei volumi e da nuovi dazi doganali che generano incertezza. La debolezza del mercato cinese impone una revisione delle strategie commerciali, mentre il Medio Oriente si conferma un’area di espansione promettente. Sul piano nazionale, i consumi interni rimangono cauti, con un +0,5% in valore legato soltanto al segmento delle calzature sportive e sneakers, l’unico in grado di superare i livelli pre-pandemia. Per il 2026, le aspettative aziendali privilegiano la stabilità rispetto a una crescita significativa, con una ripresa solida che sembra possibile solo a partire dal 2027. Le imprese chiamate a navigare un anno di transizione dovranno puntare su innovazione, sostenibilità e digitalizzazione per rafforzare il proprio ruolo sui mercati globali.

Giovanna Ceolini, presidente di Assocalzaturifici, sottolinea la necessità di un sostegno istituzionale più mirato, capace di andare oltre la gestione delle emergenze e di promuovere politiche industriali che favoriscano il ricambio generazionale e investimenti strategici. Lo scenario resta complesso, ma la qualità e la tradizione del Made in Italy calzaturiero rappresentano ancora un elemento distintivo essenziale per garantire competitività e protagonismo a livello internazionale.

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