Pastorali chiedono maggiore riconoscimento alla conferenza mondiale sulla desertificazione
Centinaia di pastori si sono radunati in Mongolia per la Convenzione delle Nazioni Unite per Combattere la Desertificazione, o UNCCD, dal 17 al 28 agosto 2026. Loro chiedono una maggiore protezione per le tradizioni pastorali indigene, un maggiore accesso a finanziamenti e risorse per affrontare i cambiamenti climatici e il riconoscimento ufficiale della conoscenza indigena su come adattarsi a un mondo più caldo e arido. Secondo l’ONU, il tasso di degrado dei terreni coltivabili è 30-35 volte superiore alla media storica, minacciando persino le comunità più resilienti. I delegati pastori dicono che, nonostante le loro tradizioni offrano benefici in termini di biodiversità, la conoscenza tradizionale non è sempre sufficiente di fronte all’accelerazione dei cambiamenti climatici e del degrado del suolo.
Identità e adattamento dei Maasai in Tanzania
Il bestiame è una parte centrale dell’identità della comunità Maasai di Andrew Msami nel nord-est della Tanzania. Le dimensioni del gregge determinano la posizione sociale e molte persone conservano tutta la loro ricchezza in bestiame, non in banche. Tuttavia, negli ultimi anni, Msami e altri si sono visti costretti a vendere gli animali e acquistare capre, che possono resistere meglio alla siccità ma sono meno preziose dal punto di vista finanziario e culturale. Msami afferma che adattarsi a un clima in evoluzione fa parte della vita Maasai da generazioni, ma le condizioni attuali rappresentano una minaccia esistenziale. I Maasai sono pastori, che gestiscono mandrie di bestiame tra cui bovini, capre e pecore. Si spostano spesso con gli animali in cerca di erba e acqua. Vivendo e lavorando in luoghi con condizioni aride e temperature estreme, sono particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici.
