Cani da rilevamento: alleati nella caccia a specie elusive, dai gatti ai pangolini.
Dopo i successi ottenuti nel monitorare i gatti con i piedi neri, Schroeder ha avviato un progetto pilota per monitorare un altro species difficilmente osservabile a causa del suo camuffamento e delle sue abitudini notturne: il pangolino di Temminck (Smutsia temminckii).
L’obiettivo era ottenere materiale genetico dalle feci dei pangolini per costruire un database DNA georeferenziato che possa aiutare a rintracciare l’origine delle scaglie sequestrate dal traffico illecito.
Il progetto sul pangolino, tuttavia, ha incontrato difficoltà: “A differenza dei carnivori, le feci dei pangolini — composte principalmente da termiti e sabbia — si degradano rapidamente e scompaiono entro uno o due giorni, specialmente in ambienti aridi,” spiega Schroeder. Inoltre, i pangolini defecano solo una volta al giorno, limitando così i campioni disponibili.
Per superare queste difficoltà, Schroeder ha ideato una strategia alternativa: i cani hanno iniziato a cercare siti di alimentazione, seguendo l’odore intenso che i pangolini lasciano dietro mentre scavano. In questi siti, i ricercatori possono raccogliere tracce biologiche fresche, comprese feci e altri materiali lasciati dagli animali, dai quali recuperare DNA.
“Il loro principale meccanismo di difesa è di arricciarsi a palla, protetti dalle loro squame,” afferma Schroeder. “Questa strategia funziona contro predatori come le iene, ma non contro gli esseri umani.”
I cani da rilevamento hanno anche aiutato a studiare altre specie criptiche, come il coniglio fluviale (Bunolagus monticularis). Rox Brummer, direttore di Green Dogs Conservation, addestra cani per una vasta gamma di compiti di conservazione della fauna, oltre a tenere i ghepardi selvatici lontani dal bestiame. “I cani non hanno pregiudizi,” afferma Brummer. “Seguiranno l’odore senza pregiudizi. Mentre i ricercatori partono con ipotesi su dove potrebbero trovarsi gli animali, i cani seguono semplicemente l’odore, rivelando schemi inaspettati.”
La potenzialità di utilizzare cani da rilevamento per localizzare altre specie in pericolo, specie invasive o piante rare è enorme e ancora in gran parte sottoutilizzata in Africa. Per stabilizzarla come strumento, è necessaria maggiore evidenza scientifica e, soprattutto, un maggior finanziamento.
Le ricerche condotte da Michelle Schroeder e colleghi sono un esempio luminoso di come l’innovazione nel monitoraggio della fauna possa contribuire alla conservazione, offrendo una nuova speranza per la biodiversità del Karoo e oltre.
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