ESCLUSIVA | Intervista a Graziella Saverino: “Tutti possono amare ed essere amati”

ESCLUSIVA | Intervista a Graziella Saverino: “Tutti possono amare ed essere amati”

ESCLUSIVA | Intervista a Graziella Saverino: “Tutti possono amare ed essere amati”

Artista, moglie, madre: Graziella Saverino è tante cose, ma più di tutto è una donna che ha deciso di non fermarsi davanti ai pregiudizi e, anzi, di usarli come spinta per fare di più. La sua disabilità – vive sulla sedia a rotelle a causa di una paralisi cerebrale infantile – non è mai stata per lei un ostacolo né una “qualifica”: è una cantante e attivista (ha aperto, tra le altre cose, un’associazione chiamata EntusiasmAbili, finalizzata a trasformare le difficoltà in opportunità, attraverso l’entusiasmo) e vuole – e deve – essere vista come tale. Punto. Sia dalle persone che incontra, che dovrebbero togliere davanti ai loro occhi il velo dell’abilismo e iniziare a vedere chi hanno di fronte come individuo, sia dai mass media che, a detta sua, ancora oggi troppo spesso tendono a includere le persone disabili per pietismo e non per il loro talento.

Da poco è uscito il suo ultimo singolo, L’amore che Disarma. Un (ennesimo) modo per abbattere le barriere e dimostrare che tutti possono amare ed essere amati e che per farlo l’unica – e sottolineiamo l’unica – conditio sine qua non dovrebbe essere la voglia di mettersi completamente a nudo e di lottare, senza arrendersi davanti alla prima difficoltà.

Di questo e di molto altro abbiamo parlato con lei in questa piacevole intervista.

È uscito da poco il tuo nuovo singolo, L’Amore che Disarma. È un po’ il tuo modo di dire che l’amore sta nei piccoli gesti, quelli che sembrano scontati, ma che in realtà riescono a rendere qualsiasi giornata speciale?

Sì. L’amore che disarma è nata dal paradigma secondo cui le persone disabili non possano amare ed essere amate. Io ho una storia d’amore da 10 anni: non avevo mai voluto raccontarla per pudore, ne avevo scritto, ma non avevo mai pubblicato nulla, aspettavo il momento giusto. E adesso è arrivato.

Restando su di te e sulla tua storia personale, hai pubblicato il singolo, non a caso, il 3 dicembre, che è la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità. Hai affermato che oggi c’è chi pensa che l’amore non possa appartenere alle persone con disabilità, come se potessero quasi esistere “barriere all’entrata” e l’amore non potesse appartenere a tutti. Pensi che ci sia ancora oggi un pregiudizio in questo senso?

Purtroppo sì. Quando si parla di disabilità si pensa a persone che non hanno autodeterminazione e autonomia, non solo sul lavoro, ma anche nelle relazioni, nei sentimenti.

A proposito del brano, hai affermato: “In un mondo che parla spesso di conflitti, imparare a disarmare noi stessi è il primo passo per comprendere l’altro e scegliere l’amore”. Quindi il tuo è anche un modo – in un’ottica globale, che quindi non si ferma solo al concetto di coppia – per dire che bisognerebbe non stare sulla difensiva, lasciarsi andare e aprirsi ai buoni sentimenti, anziché cercare contrasti?

Assolutamente sì: per far andare bene le cose bisogna avere grande forza di volontà. Vediamo sempre coppie che si accoppiano e scoppiano: questo va benissimo quando ci sono problemi gravissimi, ma a volte manca la volontà di far andare avanti le cose, di lottare per il proprio amore. Oggi ci si arrende molto presto.

Anche i pregiudizi su storie come la tua ci fa capire che viviamo in un mondo non empatico.

Il concetto dell’amore non è chiaro a tutti: per amare ed essere amata devi essere completamente nuda, nel cuore e nell’anima. In primis bisogna amare sé stessi e poi l’altro: bisogna lasciarsi andare per poterlo fare.

Il videoclip – realizzato da ANIA ANIA ART – vede te attraversare le strade di Roma, con giovani danzatori che incrociano il tuo cammino, anziani che si sfiorano le mani e persone che incontri improvvisamente ma lasciano in un certo senso un segno se non nella tua vita, quantomeno nella tua giornata. È un modo per dire che l’amore può nascondersi ovunque, in ogni gesto?

Le persone sono importanti e fondamentalmente sono buone. Eppure molti soffrono di abilismo, perché hanno paura delle diverse abilità, non riescono a scorgere ciò che c’è di diverso in chi hanno di fronte e quindi le peculiarità. Se ti riesci a rapportare in maniera adeguata, però, le persone ti lasciano qualcosa e tu lasci qualcosa a loro. Io nel video parlo di amore in tutte le sue forme, anche per il prossimo.

A questo proposito, hai creato EntusiasmAbili, un’associazione che si occupa di dar voce e stimoli a persone disabili che vogliono vivere la vita e sono alla ricerca della normalità.

EntusiasmAbili è nata, come dice il nome stesso, al fine di trasformare le difficoltà in opportunità, attraverso l’entusiasmo. Abbiamo uno sportello d’ascolto in tutta Italia e siamo andati spesso in tv, in programmi come Striscia la Notizia, Forum, Ogni Mattina, L’Ora Solare, e anche in radio, a Rai Isoradio, Radio Due, Rai Radio 1, proprio per parlare di come l’entusiasmo possa abbattere tutte le barriere. Abbiamo anche un servizio trasporto attivo per tutte le persone fragili. Facciamo coaching per le disabilità e le dipendenze e abbiamo tante idee per il futuro.

Inoltre vogliamo abbattere le barriere anche attraverso la musica: la mia carriera di artista e EntusiasmAbili sono legate in modo imprescindibile. Abbiamo fatto una conferenza in Parlamento lo scorso anno, “Entusiasmabilità, Musica e inclusione”, per fare un appello ai mass media, perché includano le persone disabili per il talento e non per pietismo, come spesso accade oggi.

Meno di un anno fa – precisamente il 9 maggio 2025 – in occasione della Festa della Mamma, è uscito il tuo singolo “Se combatto vinco io” (Giuro Music), una ninnananna scritta insieme a Giuseppe Anastasi (autore già noto per collaborazioni con Michele Bravi, Emma, Carlotta e Arisa). Il brano parla delle difficoltà della vita, dei pregiudizi della gente, a cui non è facile abituarsi, dello sconforto che a volte è inevitabile provare, ma anche – e soprattutto – della forza, della resilienza, della determinazione necessarie per superare ogni prova. È anche un modo per dire che a volte è giusto e normalissimo avere paura, arrabbiarsi, demoralizzarsi, ma che non bisogna arrendersi mai e che avere persone che si amano può essere una grandissima spinta?

Giuseppe Anastasi è una grandissima firma. Sono stata fortunata a essere supportata da grandissime personalità della musica italiana. È stato un modo per prendere di petto gli argomenti disabilità e maternità, descrivendo la mia giornata e lo stato d’animo nei confronti dei miei figli.

A proposito di collaborazioni, hai scritto L’amore che Disarma insieme a Denise Colavecchio, con la musica di Marco Colavecchio (autore, tra gli altri, di Disobbedire per Fiorella Mannoia, di brani di Eros Ramazzotti, Paolo Vallesi e Ivana Spagna) e Denise Colavecchio. Come sono nate queste collaborazioni?

Ci siamo conosciuti grazie al mio ufficio stampa ed è nata subito un’empatia con Marco, perché ha capito immediatamente cosa volevo rappresentare.

Facciamo un passo indietro. Quando e come ti sei avvicinata alla musica?

Da sempre. Da piccolissima cantavo ovunque: in prima elementare mi sono esibita davanti a tante persone e ho subito capito cosa volessi fare. Ho studiato pianoforte quando ero bambina e da grande ho frequentato il Saint Louis College of Music.

Adesso diamo uno sguardo al futuro. Quali sono i tuoi progetti e i tuoi sogni oggi?

Abbiamo nel cassetto tanti progetti meravigliosi. Uno grandissimo: non dico nulla per scaramanzia, ma spero che ne sentirete parlare. Poi c’è in ballo il Festival di San Marino e nel frattempo stiamo cercando di organizzare un tour e lavorare ad altri brani.

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