G8 di Genova: la lezione della scuola Diaz per un futuro migliore e consapevole.
In questi giorni si celebra la memoria degli eventi del G8 di Genova del 2001. Il sito g8genova.it, supportato dal Comune di Genova, sottolinea che “ricordare è un atto politico per comprendere il presente”. Trasformare questa memoria in azione significa resistere e costruire nuovi mondi per tutti. Questi avvenimenti rappresentano una cicatrice ancora aperta nella società democratica italiana e meritano riflessioni approfondite.
Lo sguardo sulla Storia
Le decisioni prese durante il G8 di Genova, che si svolse dal 20 al 22 luglio, coinvolsero leader di otto paesi, inclusi governi importanti come quello di Berlusconi in Italia, il Canada, la Francia, la Germania, il Giappone, il Regno Unito, la Russia e gli Stati Uniti, con la partecipazione di una delegazione dell’Unione Europea. Mentre le delibere politiche di quel summit sono oggi in gran parte dimenticate, ciò che rimane vivo nella memoria collettiva sono gli episodi di repressione violenta contro manifestanti inermi. Vittorio Agnoletto, ex portavoce del Genoa Social Forum, afferma: “Oggi tutti ci riconoscono che 25 anni fa avevamo ragione. Ma questo non basta. Oggi diciamo che un altro mondo è urgente”— una chiara richiesta di cambiamento che resta attuale più che mai.
Le Scuole Diaz: un simbolo di violenza
Il nostro focus si concentra sulle scuole del complesso noto come “scuola Diaz”. Dal 2001, questo nome è associato a episodi di violenza e torture, un fatto riconosciuto solo nel 2017, quando il Parlamento ha formalmente definito il reato di tortura. Il complesso scolastico fu concesso dal sindaco Pericu al Genoa Social Forum, diventando un punto di riferimento per i manifestanti pacifici. Le scuole ospitavano infatti il quartiere generale dei manifestanti: la Media Pertini accoglieva il dormitorio, mentre la Elementare Pascoli era il cuore operativo delle comunicazioni e della stampa.
