Gli studenti preferiscono chatbot alle lezioni, ma chiedono regole: studio su AI in classe.
Studio Skuola.net-Gi Edu: pochi gli studenti che non usano l’AI
Da uno studio dell’Osservatorio ‘Giovani e Lavoro’ di Skuola.net e Gi Edu, ripreso dall’Ansa, la divisione di Gi Group che costruisce connessioni concrete tra scuola, università, ITS e mercato del lavoro, che ha coinvolto 2.500 alunni delle classi superiori sul finire dello scorso anno scolastico, risulta che solo il 18% degli studenti si astiene dall’uso dei chatbot IA: tutti gli altri ne sono diventati clienti fissi, con vari gradi di intensità.
C’è chi li ha integrati nella routine quotidiana di studio (21%), chi (37%) li usa regolarmente ma solo per materie specifiche oppure (24%) solo per affrontare le situazioni più spinose di fronte alle quali l’ingegno umano non è risultato sufficiente. Attenzione, non si tratta di un becero ‘copia-incolla’: siamo di fronte a utenti già evoluti che controllano sempre (24%) o comunque molto spesso (30%) fonti e correttezza delle informazioni fornite dall’IA.
Inoltre, in gran parte non si accontentano della semplice domandina ma dialogano attraverso prompt strutturati (32%) o una cascata di domande (55%) per affinare la risposta.
È una minoranza sparuta quella che si limita a porre una domanda secca e prendono per buona la prima risposta (13%) o che delegano completamente la scrittura di testi alla macchina (13%) o, peggio ancora, non controllano mai fonti e accuratezza delle risposte (17%).
Tra i casi d’uso più frequenti, il più diffuso riguarda 2 studenti su 3 e prevede di interrogare l’IA per avere spiegazioni più semplici di concetti complessi.
Seguono poi la sintesi di testi per sviluppare supporti per lo studio, come mappe concettuali o podcast da ascoltare (46%), la richiesta di spunti per costruire elaborati (24%) o piani di studio (10%) come pure proposte di esercitazione sotto forma di quiz e domande per verificare la preparazione (32%). Certo, c’è anche chi utilizza i chatbot come scorciatoia: per correggere testi sviluppati in autonomia (22%), per risolvere i compiti al proprio posto (20%), per tradurre testi in lingua straniera (17%).
L’uso “spinto dell’IA” per svolgere i compiti per casa può peggiorare i risultati
Però, come dimostrano i dati Ocse, l’uso “spinto dell’IA” per svolgere i compiti per casa può peggiorare i risultati negli esami, durante i quali ovviamente non si può usare.
Gli studenti italiani hanno già compreso sulla propria pelle questo effetto: solo il 24%, infatti, dice di avere voti migliori da quando può prepararsi con l’Intelligenza Artificiale, mentre tutti gli altri hanno visto il loro rendimento scolastico invariato (25%) o addirittura peggiorato (6%). Inoltre, ben il 73% risponde affermativamente alla domanda “Hai paura che usando troppo l’AI tu possa perdere la capacità di fare le cose senza?” e ben il 18% conferma che questo è già avvenuto.
Appena il 7% degli studenti ammette di aver avuto l’opportunità di utilizzare l’AI spesso in classe e con diversi docenti, mentre a tutti gli altri è capitato raramente (29%) se non mai, con l’aggravante che nel 22% dei casi i prof oltre a ignorare l’insegnamento di questi strumenti ne hanno severamente vietato l’uso.
Ne deriva che appena il 19% definisce prevalentemente aperto l’atteggiamento dei docenti nei confronti dell’IA. La maggior parte la tollera (49%) oppure fa finta di niente (12%), e non manca chi reprime e minaccia sanzioni ai trasgressori (20%).
