Madhav Gadgil, sostenitore della conservazione democratica, è scomparso all’età di 83 anni.
Le Radici di un Ecologo
In India, il dibattito sulla natura è spesso visto come un ostacolo per il progresso. Gadgil, al contrario, sosteneva che si trattasse di una questione di potere: chi decidesse il destino di un bosco, di un fiume o di una collina e sulla base di quali evidenze. Questa posizione è emersa chiaramente quando ha iniziato la sua carriera come scienziato e si è poi concretizzata nel suo ruolo di cittadino attivo, non preoccupato della comodità degli ufficiali.
Nato a Pune il 2 dicembre 1942, Gadgil era circondato da due fondamentali vantaggi: l’accesso ai libri e un profondo contatto con la natura. Suo padre, Dhananjaya Ramchandra Gadgil, gli regalò dei binocoli e lo insegnò a riconoscere gli uccelli prima dell’era dei pesticidi. Un vicino, l’antropologa Irawati Karve, influenzò la sua visione del mondo, incoraggiandolo a crescere senza pregiudizi religiosi o di casta. A soli nove anni, accompagnò Karve in lavori di ricerca a Kodagu, dove osservò elefanti selvatici e un bosco sacro. Quest’esperienza lo portò a comprendere che i paesaggi hanno un significato che va oltre il loro prezzo di mercato.
Gadgil si distinse anche come un giovane robusto e competitivo, eccellente in attività fisiche come corsa, nuoto e sport con racchetta, caratteristiche che si adattavano perfettamente alla vocazione di naturalista di campo. A 14 anni, scoprì il lato oscuro dello sviluppo in India quando apprese della distruzione delle foreste e degli sfollamenti causati dalla diga Koyna. Questa consapevolezza lo portò a considerare le conseguenze delle scelte fatte in nome del progresso e ad essere scettico riguardo alle narrazioni ufficiali.
