Ondata di caldo: è utile far tornare 1,3 milioni di docenti a scuola d’estate?
Pubblicato il da Germana Bevilacqua - Scuola e Università
È ormai tempo di prepararsi al ritorno tra i banchi di scuola, mentre l’afa estiva continua a farsi sentire. Il 1° settembre segnerà l’inizio ufficiale dell’anno scolastico anche per i docenti, ma il sindacato Anief lancia un monito sul rischio di esposizione a temperature elevate, che potrebbero compromettere il lavoro del personale scolastico anche all’inizio di settembre.
Ritardi nel rientro a scuola?
Secondo Anief, sarebbe opportuno posticipare l’inizio delle lezioni al 1° ottobre. Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato, ha sottolineato come l’Italia abbia la pausa estiva più lunga d’Europa, con ben 14 settimane di scuole chiuse. Non esiste infatti un altro Paese dell’Unione Europea che possa vantare una chiusura così prolungata delle scuole.
Pacifico mette in evidenza un altro aspetto critico: l’Italia ha il maggior numero di ore di lezione a settimana in Europa, con una media di 30 ore e 200 giorni di apprendistato annuale, contro i 170 giorni della media UE. «Vogliamo davvero mettere 1,3 milioni di docenti e 7,3 milioni di studenti tra i banchi durante l’estate con le temperature che si alzano a causa del cambiamento climatico? La proposta di riaprire le scuole a partire da settembre, quando il 94% degli istituti non è climatizzato, non è sostenibile dal punto di vista della salute e dell’apprendimento», ha affermato Pacifico.
Il dibattito sul calendario scolastico
Il tema di una revisione del calendario scolastico è spesso oggetto di discussione. Il 72,26% degli insegnanti intervistati in un sondaggio online della Tecnica della Scuola si è espresso contro questa modifica. Questo interrogativo sembra rimanere senza risposta, nonostante le pressioni da parte di diversi gruppi, tra cui le mamme attiviste di Mammadimerda, che chiedono una riorganizzazione delle pause scolastiche, specialmente durante i mesi estivi.
La questione si fa ancora più complessa quando si consideranole statistiche. I dati forniti da Eurydice per l’anno scolastico 2025/2026 mostrano che l’Italia detiene il primato europeo per la durata delle vacanze estive, con 97 giorni, mentre è all’ultimo posto per il numero di giorni di pausa durante l’anno, con soli 15 giorni. Questo squilibrio evidenzia una necessità di confrontarsi con le realtà variabili dei sistemi educativi europei.
Un’analisi del rapporto Eurydice dal titolo “The Organisation of School Time in Europe” del 2023 rivelava che le vacanze estive in Europa variano notevolmente. Mentre alcuni Paesi, come la Francia e il Belgio, offrono solo 8 settimane di pausa, altri Paesi come Irlanda και Grecia possono arrivare a superare le 12 settimane. Questo porta a una disparità non solo nel carico di lavoro degli insegnanti, ma anche nel benessere degli studenti.
Scuole pronte per il cambiamento?
Resta da chiedersi se le scuole italiane siano pronte a una ristrutturazione delle pause didattiche. Ad una modifica del calendario scolastico, infatti, potrebbe seguire la riduzione delle vacanze estive e l’introduzione di attività didattiche anche nei mesi più caldi dell’anno. Tuttavia, i dati forniti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito per l’anno scolastico 2022/2023 mostrano che un numero allarmante di edifici scolastici non è attrezzato per affrontare le temperature elevate: solo il 6,45% delle scuole dispone di sistemi di climatizzazione efficaci.
Con 57.350 edifici scolastici su 61.308 privi di aria condizionata, il 93,55% delle scuole non può garantire un ambiente di apprendimento confortevole durante i mesi estivi. La situazione è ulteriormente aggravata da report recenti che segnalano picchi di temperature che superano anche i 30, 35 gradi in molte città italiane.
La necessità di una riforma del calendario scolastico è quindi più che mai attuale. È fondamentale che i responsabili politici e le autorità educative si confrontino con queste sfide, considerando non solo le esigenze degli studenti, ma anche quelle dei docenti. Riuscirà l’Italia a innovare il proprio sistema educativo e a rispondere alle esigenze climatiche del futuro? L’attenzione a queste problematiche potrebbe segnare un punto di svolta per l’istruzione nel nostro paese, garantendo un ambiente più salutare e sostenibile.
Fonti: Anief, Il Sole 24 Ore, Eurydice, Ministero dell’Istruzione e del Merito.
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