Phia accusata di “cookie stuffing”: rivendica commissioni su acquisti non meritati.
L’inchiesta di Bloomberg ha rivelato che Phia adottava una strategia piuttosto discutibile. Se un utente si recava su un sito di un rivenditore online, anche solo tramite una ricerca personale o un programma di affiliazione come Wirecutter, Phia apriva una nuova scheda in background. Durante il processo di checkout, l’azienda sovrascriveva i codici di affiliazione altrui per iniettare i propri, riuscendo così a guadagnare credito e potenzialmente commissioni per acquisti non meritevoli.
Non appena è stata sollevata l’accusa, un portavoce di Phia ha comunicato a Bloomberg che erano stati apportati tutti i cambiamenti necessari per risolvere il problema. Una successiva verifica ha confermato che l’anomalia era stata corretta; resta però incerta l’accettazione di queste misure da parte dei rivenditori e dei partner di affiliazione collegati a Phia.
TechCrunch ha cercato di contattare Phia per avere commenti, ma non ha ricevuto alcuna risposta.
Implicazioni e reazioni del settore
Questa situazione ha alimentato un intenso dibattito riguardo alla trasparenza e all’etica nel settore del marketing di affiliazione. Le pratiche di “cookie stuffing” non sono nuove e continuano a suscitare preoccupazioni tra gli esperti del settore. Il caso di Phia potrebbe spingere le piattaforme di affiliazione a rivedere le loro politiche e i processi di verifica, per garantire maggiore protezione ai consumatori e agli utenti.
