Quando la natura rappresenta un rischio per la sicurezza e la nostra vita quotidiana.
Il rapporto pone un’attenzione particolare su ciò che viene definito “ecosistemi critici”, il cui collasso potrebbe avere effetti globali sproporzionati. Sei regioni vengono evidenziate grazie alla loro estensione, alla rapidità del possibile collasso e alla loro importanza per clima, cibo e disponibilità idrica: la foresta pluviale amazzonica, il bacino del Congo, le foreste boreali in Russia e Canada, l’Himalaya e le barriere coralline e mangrovie del Sud-Est asiatico. Un grave degrado in uno di questi ecosistemi potrebbe alterare i modelli meteorologici globali, ridurre le terre coltivabili, interrompere le risorse ittiche e rilasciare ingenti quantità di carbonio, aggravando i rischi climatici.
Per il Regno Unito, la sicurezza alimentare emerge come una vulnerabilità centrale. Il rapporto è chiaro: basandosi sui modelli alimentari attuali e sui sistemi di produzione, il Regno Unito non può nutrire la propria popolazione senza importazioni. L’autosufficienza completa richiederebbe cambiamenti significativi nei modelli di consumo, nell’uso del territorio e nella politica dei prezzi, insieme a investimenti sostanziali nella resilienza agricola. Il collasso degli ecosistemi all’estero non sarebbe un problema solo esterno, ma influenzerebbe direttamente l’inflazione domestica, le restrizioni alimentari e la pressione politica interna.
Il rapporto non sostiene che l’innovazione tecnologica possa risolvere da sola questi rischi. Sebbene le nuove tecnologie in agricoltura e produzione alimentare possano fornire un aiuto, richiedono tempo, capitale e sistemi stabili per poter essere implementate su larga scala. La protezione e il ripristino degli ecosistemi vengono presentati come opzioni più sicure ed economicamente vantaggiose, soprattutto considerando l’incertezza riguardo ai futuri punti critici.
Ciò che colpisce di questa valutazione non è l’allarmismo, ma il tono con cui è redatta. Essa evita linguaggi apocalittici, enfatizzando l’incertezza, i limiti della conoscenza e la necessità di un giudizio probabilistico. Il messaggio è chiaro: la perdita di biodiversità è passata dai margini delle politiche ambientali al cuore della pianificazione per la sicurezza nazionale.
Fonti: Governo del Regno Unito, National Geographic.
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