Sintomi e segni dell’angina: come riconoscere e cosa si prova davvero
L’esame fisico serve a restringere il campo delle possibili diagnosi, anche se da solo non è sufficiente per una definizione formale. A questo punto, il medico deve decidere se i sintomi sono compatibili con l’angina e, successivamente, valutare se si tratta di angina stabile oppure instabile.
L’angina stabile si evidenzia quando uno sforzo specifico scatena i sintomi, e il riposo li allevia. Ad esempio, un paziente potrebbe avvertire un fastidio o dolore toracico dopo aver camminato per due chilometri, che migliora in cinque minuti di riposo. In questi casi, il dolore si presenta sempre con un pattern simile e la quantità di esercizio necessaria per provocarlo non diminuisce nel tempo. Spesso il paziente assume nitroglicerina, che allevia rapidamente il dolore.
Al contrario, l’angina instabile si manifesta anche a riposo, può svegliare il paziente di notte o comparire con sforzi minimi. Questi episodi indicano che il cuore è in difficoltà senza un aumento delle richieste di lavoro, e rappresentano un segnale di allarme per un possibile imminente infarto. L’evoluzione può vedere un passaggio da angina stabile a instabile con sintomi che si manifestano con esercizi progressivamente più leggeri.
È fondamentale monitorare attentamente i sintomi nel tempo, poiché una riduzione della tolleranza all’esercizio o un aumento della frequenza di assunzione della nitroglicerina possono indicare un restringimento critico delle arterie coronariche, con conseguente rischio elevato di infarto.
In caso di sospetto angina, viene usualmente effettuato un elettrocardiogramma (EKG). L’EKG registra l’attività elettrica del cuore e permette di identificare danni al muscolo cardiaco. Il suo ruolo principale nell’immediato è verificare se il paziente si trovi in fase di infarto miocardico, una situazione di emergenza che necessita di intervento tempestivo.
Se l’EKG non evidenzia un infarto in atto e i sintomi risultano stabili, i passaggi successivi dipendono dal quadro clinico. Possono essere eseguiti degli esami del sangue per dosare gli enzimi cardiaci, come troponina, CPK e mioglobina, che si liberano in circolo in caso di danno alle cellule del cuore. L’assenza di questi marcatori permette di escludere, con buona probabilità, un danno muscolare in corso.
Quando l’EKG è stabile e i sintomi sono migliorati, ma permane il sospetto di angina, si possono effettuare ulteriori test per visualizzare il cuore e la sua funzionalità. Tra questi ci sono il test da sforzo, la scintigrafia cardiaca, l’ecocardiogramma, la tomografia computerizzata (TC) cardiaca e l’angiografia coronarica tramite cateterismo. La scelta del test più indicato dipende dal paziente, dai sintomi, dai fattori di rischio e dal giudizio clinico del medico.
È importante sottolineare che la diagnosi e la gestione dell’angina devono essere affidate a professionisti esperti, poiché la malattia coronarica richiede un’attenta valutazione per prevenire complicanze gravi.
Fonti ufficiali:
- American Heart Association (AHA)
- Centers for Disease Control and Prevention (CDC)
- Società Italiana di Cardiologia (SIC)
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