Bere caffè con beta-bloccanti: rischi di sovradosaggio da caffeina spiegati chiaramente
I beta-bloccanti sono farmaci comunemente prescritti per il trattamento dell’ipertensione e delle malattie cardiache, agendo riducendo l’effetto dell’adrenalina sul cuore per abbassare la pressione sanguigna e il battito cardiaco. La caffeina, presente nel caffè, nelle bevande energetiche, nel tè e nel cioccolato fondente, può ridurre l’efficacia di questi medicinali.
La caffeina agisce stimolando il sistema nervoso centrale e aumentando il rilascio di adrenalina, un neurotrasmettitore che provoca vasocostrizione e un aumento della frequenza cardiaca, contrastando così l’effetto antiadrenergico dei beta-bloccanti. Questo meccanismo può portare ad un aumento temporaneo della pressione sanguigna.
Inoltre, la presenza di caffeina accelera il metabolismo dei beta-bloccanti nel fegato, riducendo il tempo in cui il farmaco rimane attivo nel corpo e quindi la sua efficacia terapeutica.
È importante notare che mentre l’assunzione regolare e moderata di caffeina tende a non mantenere questo effetto pressorio elevato a lungo termine, durante l’assunzione di beta-bloccanti è consigliabile evitare consumi eccessivi di caffeina.
La caffeina aumenta la pressione sanguigna attraverso i seguenti meccanismi:
- Stimolazione del rilascio di epinefrina, che causa la costrizione delle arterie.
- Aumento della frequenza cardiaca e della richiesta di ossigeno da parte del cuore.
- Effetto diuretico che può portare a disidratazione, influenzando negativamente la pressione sanguigna.
- Incremento della resistenza periferica vascolare, con conseguente aumento della pressione arteriosa.
