Morta a 52 anni Emma Johnston, ecologa marina di straordinaria influenza e riconoscimento istituzionale.

Morta a 52 anni Emma Johnston, ecologa marina di straordinaria influenza e riconoscimento istituzionale.

Morta a 52 anni Emma Johnston, ecologa marina di straordinaria influenza e riconoscimento istituzionale.

Emma Johnston: Una Vita Dedicata alla Scienza e alla Leadership Universitaria

Emma Johnston, scomparsa prematuramente a 52 anni il 26 dicembre 2025, è stata una figura di spicco nel mondo della scienza marina e della leadership universitaria. La sua visione era chiara: le evidenze scientifiche hanno senso solo se possono essere comprese e applicate al di fuori dei laboratori. Come ecologa marina, ha sviluppato programmi di ricerca influenti sugli impatti umani sugli ecosistemi costieri ed è diventata una sostenitrice pubblica della scienza in un’epoca segnata dalla disinformazione.

Dopo una carriera che l’ha vista ricoprire ruoli di leadership nazionale, come presidente di Science & Technology Australia e incarichi di ricerca senior presso l’Università del New South Wales e l’Università di Sydney, Emma è diventata prorettore dell’Università di Melbourne nel 2025. Anche se il suo mandato fu breve, ha posto l’accento su strategie incentrate sulla resilienza e sull’educazione, risultando un punto di riferimento difficile da sostituire per la scienza australiana, che oggi fatica a connettere dati, istituzioni e vita pubblica in modo chiaro.

La Leadership nell’Era della Disinformazione

Le università si presentano spesso come istituzioni durevoli, in grado di superare crisi politiche ed economiche, e orgogliose di un accumulo lento di conoscenza. In Australia, tuttavia, questa fiducia è stata messa a dura prova da sfide familiari: finanziamenti pubblici limitati, polemiche culturali sulla competenza e le evidenti contraddizioni di un continente ricco di risorse ma vulnerabile ai cambiamenti climatici.

In questo contesto, la leadership scientifica non può limitarsi a laboratori o teatri di lezione. Questa si estende a budget, normative e dibattiti pubblici, e richiede anche capacità di traduzione: trasformare evidenze scientifiche complesse in informazioni praticabili per i cittadini e i decisori politici, senza semplificare eccessivamente il messaggio.

Nata a Melbourne nel 1973, Emma mostrava già da giovane segni di inquietudine e iniziativa: fondò un giornale scolastico, avviò un gruppo ambientalista e promosse programmi di riciclaggio. Dopo aver conseguito un dottorato in ecologia marina all’Università di Melbourne, nel 2001 unì le forze con l’Università del New South Wales. Qui, costruì un gruppo di ricerca focalizzato su come le attività umane influenzano gli ecosistemi marini e costieri.

Innovazione nella Ricerca

Nel 2005, Emma creò il Sydney Harbour Research Program, mirando a trattare la celebre acqua come un laboratorio e una responsabilità civica. La sua ricerca si trovava all’incrocio tra ecologia e gli effetti delle attività umane, come contaminanti e disturbi ambientali. Emma non era una purista rinchiusa nella torre d’avorio; credeva fermamente che gli ecosistemi vengano gestiti, che le persone lo ammettano o meno.

Nel suo approccio alla ricerca, Emma ha dimostrato di resistere al careerismo che spesso caratterizza gli ambienti accademici. Descriveva il lavoro di ricerca come un processo collettivo e ha supervisionato oltre 30 candidati a dottorato. Era conosciuta per la sua generosità di tempo e per l’attenzione verso i colleghi più giovani, affrontando anche le barriere strutturali che ostacolano i talenti.

Emma aveva la capacità di affrontare questioni complesse e incerte con schiettezza. Nel 2017, scrivendo riguardo ai “marchi per la scienza”, affermò che i scientifici dovevano smettere di pensare che le evidenze possano difendersi da sole in una cultura “post-verità”. Riconobbe la necessità di diventare “setacciatori” in un ambiente mediatico saturato di rumore.

L’Impatto Duraturo del Suo Impegno

Il suo percorso verso ruoli di leadership ha ampliato la sua influenza oltre la scienza marina. È stata presidente di Science & Technology Australia, contribuendo a lanciare il programma Superstars of STEM e promuovendo la visibilità di scienziate e scienziati non binari.

Negli ultimi mesi della sua vita, Emma ha ricoperto il ruolo di prorettore all’Università di Melbourne, dove ha proposto una strategia istituzionale innovativa, denominata “Resilienza”. Nonostante la brevità della sua carriera in questo ruolo, ha lavorato instancabilmente fino alla fine, affrontando le preoccupazioni degli studenti con sensibilità.

In un messaggio vocale per un’amica ha descritto le sue motivazioni con sincerità: “Quello che mi ha spinto nella vita è un profondo amore per la scienza, un amore per lavorare con le persone e aiutarle a prosperare, e un desiderio di collaborare con gli altri per proteggere questo mondo in cui ero immersa come scienziata. In questo, sento di aver superato di gran lunga ciò che mai avrei trovato nelle mie aspirazioni iniziali”.

Il ritmo accelerato della sua carriera è stato impressionante, così come l’improvvisa interruzione della sua vita. Le università continueranno a parlare di resilienza e gli oceani continueranno a scaldarsi, indipendentemente da chi detiene un titolo. La scienza australiana avrà sicuramente bisogno di figure in grado di muoversi agilmente tra dati e persone, mantenendo la complessità e la necessità di una comunicazione chiara.

Emma Johnston rimará un’ispirazione, il cui approccio al lavoro e alla comunità rappresenta un modello per le future generazioni di scienziati e leader accademici.

Per ulteriori informazioni, consulta le fonti ufficiali di Science & Technology Australia e le pubblicazioni dell’Università di Melbourne.

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