Monitoriamo gli attacchi di Trump al clima nel 2026 per comprendere il futuro ambientale.
Il 2026 e il Regresso Ambientale di Trump
In un periodo di incertezze globali, il 2026 si prefigura come l’anno in cui Donald Trump potrebbe segnare un significativo passo indietro nei progressi riguardanti la crisi climatica. Dopo il suo ritorno alla Casa Bianca, l’ex presidente ha mostrato una chiara inclinazione a ignorare le evidenze scientifiche sul cambiamento climatico. Tornando sui suoi passi, ha abbandonato numerosi impegni internazionali per favorire gli interessi dei grandi inquinatori, mettendo a rischio gli avanzamenti ambientali conseguiti negli anni precedenti.
Gli Stati Uniti, che sono i maggiori storici inquinatori del mondo, si trovano ora nella posizione di sottrarsi a qualsiasi forma di responsabilità, mentre la terra si avvicina a una catastrofe climatica irreversibile. Come ha dichiarato Greta Thunberg, “Le persone in cariche responsabili stanno facendo sempre meno mentre l’uccisione del nostro pianeta avanza.”
Il Trump Tracker: Monitorare le Iniziative Ambientali Negativa
Per monitorare il regresso delle politiche climatiche di Trump, Euronews Green ha creato il “Trump Tracker”, un progetto che documenta ogni azione del presidente a favore dei combustibili fossili e contro le politiche ambientali. A solo due mesi dall’inizio del 2026, già si registrano diversi segnali allarmanti.
Marzo: un attacco alle balene
Il 3 marzo, Trump ha annunciato la revoca dei limiti di velocità per le imbarcazioni lungo la costa atlantica, un provvedimento introdotto nel 2008 per proteggere la balenottera franca nordatlantica, una specie in serio pericolo. Questi limiti erano stati stabiliti per ridurre il rischio di collisioni con le navi e i dati scientifici hanno dimostrato che sono fondamentali per la sopravvivenza di queste balene.
Rachel Rilee, esperta di politiche oceaniche del Center for Biological Diversity, ha sottolineato che “è incredibilmente sadico distruggere una soluzione che aiuta a proteggere le balene.” La proposta di sostituire i limiti di velocità con “soluzioni tecnologiche non verificate” rappresenta un ulteriore esempio dei danni causati dalle politiche dell’amministrazione Trump.
Febbraio: un ritorno al carbone
L’11 febbraio, Trump ha firmato un ordine esecutivo per incentivare l’acquisto di elettricità prodotta dal carbone, una fonte di energia altamente inquinante. Nonostante il carbone rilasci più anidride carbonica di altre fonti, l’amministrazione ha continuato a spingere per un uso maggiore del carbone, definendolo erroneamente “beautiful clean coal power”. Secondo Greenpeace, “il carbone è di gran lunga il peggior combustibile in termini di cambiamento climatico.”
Il 12 febbraio il governo ha anche abrogato un importante parere scientifico, noto come “endangerment finding”, che stabiliva che i gas serra rappresentano una minaccia per la sanità pubblica. Questo cambiamento rappresenta un attacco diretto agli sforzi per ridurre le emissioni e affrontare i disastri ambientali che affliggono il pianeta.
Gennaio: un attacco ai diritti umani ambientali
Il mese di gennaio ha visto diversi eventi significativi. Dopo una devastante tempesta invernale, Trump ha minimizzato il riscaldamento globale, usando i social media per propagare la disinformazione. Diversi climatologi, come Daniel Swain del California Institute for Water Resources, hanno risposto alle affermazioni del presidente affermando che “Il riscaldamento globale prosegue e negli ultimi anni è persino accelerato.”
Inoltre, l’11 gennaio, un giudice federale ha stabilito che il governo Trump aveva agito illegalmente annullando 7,6 miliardi di dollari in sovvenzioni per l’energia pulita. La sentenza ha messo in evidenza la necessità di mantenere l’accesso a fonti energetiche sostenibili e di qualità per tutti i cittadini.
Il ritiro dagli accordi internazionali
La decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti da importanti trattati climatici, come l’Accordo di Parigi, è stata ampiamente criticata. Come ha dichiarato Rebecca Brown, presidente del Center for International Environmental Law, “in tempi di crisi climatica, ritirarsi da questi accordi è una scelta pericolosa.”
Numerosi esperti e attivisti ambientali hanno avvertito che il ritiro dagli accordi internazionali non absolverà gli Stati Uniti dai loro doveri legali per prevenire il cambiamento climatico. I dati sull’innalzamento del livello del mare e i disastri naturali sono sempre più evidenti, e gli USA sembrano andare in direzione opposta rispetto a quello che la scienza suggerisce.
Verso un futuro incerto
In conclusione, il giro di vite sull’ambiente promosso da Trump nel 2026 si preannuncia come una seria minaccia per il futuro del nostro pianeta. Se non si attuerà un cambiamento radicale nelle politiche energetiche ed ecologiche, le conseguenze rischiano di essere devastanti. Ricordiamo le parole di Al Gore, che afferma: “Non esiste una controindicazione nel garantire che le decisioni politiche siano basate su dati scientifici e fatti verificabili.”
La comunità internazionale e i cittadini dovrebbero rimanere vigili e attivi nella lotta contro il cambiamento climatico, per garantire un futuro più sostenibile.
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