Accordo tra Il Mase ed Enea per monitorare PFAS nelle acque reflue.
Nuovo Accordo per la Ricerca sui PFAS in Italia
ROMA (ITALPRESS) – Il 16 ottobre 2023, ENEA e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) hanno siglato un accordo storico per affrontare il problema dei PFAS, sostanze chimiche altamente inquinanti, nelle acque reflue e nei fanghi di depurazione. Questo progetto, finanziato con 2,5 milioni di euro, rappresenta la più ampia iniziativa in Italia per il monitoraggio e la ricerca su queste sostanze pericolose. Oltre a ENEA, collaborano anche ISPRA, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e l’Istituto di Ricerca sulle Acque del Cnr. L’obiettivo è analizzare varie matrici ambientali, inclusi acque e suolo.
“La contaminazione da PFAS è un tema emergente nella gestione delle risorse idriche”, sottolinea Barbara Benassi, ricercatrice di ENEA. “La nostra iniziativa permetterà di mappare i rischi per gli ecosistemi e per la salute umana associati a queste sostanze”. In particolare, l’accordo segnerà un passo fondamentale per comprendere la diffusione dei PFAS e le loro conseguenze nel lungo periodo e si propone di sviluppare strategie efficaci di mitigazione.
Le attività dell’accordo si articoleranno in tre principali linee operative. In un primo momento, sarà effettuata un’analisi dettagliata della presenza di PFAS nelle acque reflue e nei fanghi di depurazione. Questa indagine avrà un respiro sia nazionale che europeo e si focalizzerà su classi di molecole, matrici e aree geografiche specifiche. Saranno inoltre esaminate le tecnologie per la rimozione e l’abbattimento dei PFAS, con un focus particolare sull’efficienza delle varie soluzioni.
Sviluppo di Tecnologie Innovative di Biorisanamento
La seconda linea di attività si concentrerà sullo sviluppo e valida- zione di tecnologie innovative di biorisanamento. L’idea è di rimuovere i PFAS dalle acque reflue attraverso metodi biologici. “Inizialmente, ci dedicheremo al monitoraggio dei PFAS e alla selezione di consorzi microbici potenzialmente in grado di degradarli”, spiega Barbara Benassi. “Dopo questa fase, inizieremo a applicare il processo di biorisanamento a campioni reali provenienti da diversi impianti di depurazione”, aggiunge la ricercatrice.
Questa attività non solo contribuirà a ridurre i livelli di PFAS nelle acque reflue, ma permetterà anche di testare l’efficacia di soluzioni più naturali e sostenibili. L’importanza di questo approccio risiede nella necessità di sviluppare metodi che possano essere applicati in contesti diversi e che possano portare a un miglioramento significativo nella gestione delle acque.
La terza linea di ricerca del progetto si concentrerà sulla valutazione degli effetti tossicologici dei PFAS. Questa fase studio sarà fondamentale per analizzare il rischio ambientale che deriva dal riutilizzo delle acque reflue, specialmente in agricoltura. “Vogliamo approfondire l’impatto sulla salute umana derivante dall’esposizione indiretta ai PFAS attraverso alimenti irrigati con queste acque”, spiega Benassi.
La problematica dei PFAS è significativa non solo per l’ambiente, ma anche per la salute umana. Le sostanze, infatti, sono comunemente denominate “forever chemicals” (sostanze eterne) proprio per la loro lunga persistenza ambientale. Queste sostanze possono accumularsi in organismi viventi e lungo la catena alimentare, rappresentando un rischio crescente per la salute pubblica.
In Italia, le regioni maggiormente colpite dalla contaminazione da PFAS risultano essere il Veneto, la Lombardia e il Piemonte, ma il problema è di carattere nazionale. La loro presenza è legata al loro ampio utilizzo in molti prodotti della vita quotidiana, come pentole antiaderenti, imballaggi alimentari, indumenti idrorepellenti e schiume antincendio.
La stabilità chimica dei PFAS, dovuta al legame tra carbonio e fluoro, rende queste sostanze difficilmente degradabili, rendendo così necessario un intervento urgente e coordinato. Secondo l’aggiornamento della direttiva europea, a partire dal 2026, la Commissione Ue obbligherà gli Stati membri a monitorare in modo armonizzato i livelli di PFAS nell’acqua potabile, facendo così un passo cruciale verso una gestione ambientale più responsabile.
Per ulteriori informazioni, si consiglia di consultare le fonti ufficiali come il sito di ENEA e il Ministero dell’Ambiente per essere aggiornati sulle novità e sulle ricerche in corso.
-Foto ufficio stampa Enea- (ITALPRESS).
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