Bangladesh: difficoltà nell’applicare il principio “chi inquina paga” a causa di ritardi legali.

Bangladesh: difficoltà nell’applicare il principio “chi inquina paga” a causa di ritardi legali.

Nonostante l’esistenza legislativa del PPP, la sua applicazione risulta complessa. Il PPP impone agli inquinatori di farsi carico dei costi legati alla gestione e al ripristino dei danni causati all’ambiente. Questo principio è stato enunciato per la prima volta durante la Conferenza dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) nel 1972 e ribadito nel 1974. È stato formalizzato nella Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’Ambiente e lo Sviluppo a Rio de Janeiro nel 1992.

In Bangladesh, il PPP è stato integrato nella legge sulla Conservazione Ambientale del 1995, nello specifico nella Sezione 7, che conferisce al direttore generale del Dipartimento per l’Ambiente (DoE) il potere di infliggere multe in caso di danneggiamenti all’ecosistema. Il DoE è inoltre autorizzato a indirizzare misure correttive nei confronti degli inquinatori e, qualora questi non ottemperino, a procedere legalmente nei loro confronti.

Le recenti dichiarazioni di Mintoo al Parlamento hanno rivelato in modo drammatico l’incapacità dell’agenzia di applicare il PPP. Tra il 2010 e il 2026, il DoE ha imposto 6,228 miliardi di takas ($50,76 milioni) di compensazioni a oltre 18,600 esercizi inquinanti, ma solo il 47,52% di queste somme è stato effettivamente recuperato.

Applicazioni Legali e Omertà Ambientale

Secondo il ministro, il basso tasso di recupero è causato dal diritto di appello degli inquinatori contro gli ordini del DoE. Molte aziende industriali hanno presentato ricorsi per contestare le sanzioni, che sono ancora in fase di risoluzione presso l’autorità di appello. Questo rallentamento danneggia ulteriormente la questione ambientale, poiché senza la risoluzione di questi casi il denaro per la compensazione rimane non riscattato.

Le norme stabiliscono che chi è danneggiato da una sanzione del DoE può presentare ricorso entro 30 giorni, ma è obbligato a versare il 25% della sanzione prima di procedere. Molti inquinatori, invece di presentare ricorsi all’Autorità di Appello, si rivolgono direttamente all’Alta Corte, ampliando ulteriormente i tempi di recupero delle sanzioni.

Un funzionario senior del ministero ha indicato che l’influenza economica e politica dei grandi inquinatori gioca un ruolo fondamentale nel rallentare i processi di giustizia. Infatti, questi inquinatori riescono a ottenere ordinanze di sospensione dalle decisioni del DoE, ritardando indefinitamente il pagamento delle compensazioni.


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