Inceneritori in Sicilia, Federconsumatori dice no: “Rischi per salute, costi elevati e stop all’economia circolare”

Inceneritori in Sicilia, Federconsumatori dice no: “Rischi per salute, costi elevati e stop all’economia circolare”

Inceneritori in Sicilia, Federconsumatori dice no: “Rischi per salute, costi elevati e stop all’economia circolare”

Nel mirino i progetti di Bellolampo e Passo Martino: l’associazione presenta osservazioni alla Regione e chiede un cambio di strategia sui rifiuti

La battaglia sul futuro della gestione dei rifiuti in Sicilia entra nel vivo. Federconsumatori Sicilia torna a esprimere la propria contrarietà alla realizzazione dei due impianti di incenerimento previsti a Palermo, nella zona di Bellolampo, e a Catania, nell’area di Passo Martino.

Secondo l’associazione, il termine “termovalorizzatori” utilizzato per indicare gli impianti sarebbe fuorviante: si tratterebbe infatti di inceneritori che, secondo Federconsumatori, presenterebbero criticità sotto il profilo ambientale, sanitario ed economico.

Le osservazioni formali presentate agli assessorati regionali competenti si concentrano su quattro punti principali: tutela della salute pubblica, costi per i cittadini, trasparenza dei progetti e compatibilità con la normativa europea sui rifiuti.

Salute pubblica, l’allarme sulle aree già compromesse

Uno dei principali motivi di opposizione riguarda l’impatto sanitario. Secondo Federconsumatori, i territori individuati per gli impianti ricadono in aree già caratterizzate da criticità ambientali.

L’associazione ricorda che Palermo e Catania sono state interessate da problemi legati alla qualità dell’aria e da procedure europee per il superamento dei limiti di alcuni inquinanti, tra cui PM10 e biossido di azoto.

La preoccupazione è che nuovi impianti possano aggiungere ulteriori emissioni in territori dove vivono complessivamente oltre un milione di persone.

Federconsumatori contesta inoltre lo studio sull’impatto sanitario allegato ai progetti, sostenendo che non sarebbe stato redatto da una figura con adeguate competenze medico-sanitarie. Secondo l’associazione, sarebbe mancata anche una valutazione preventiva sufficientemente approfondita sui possibili effetti della ricaduta di sostanze come diossine e metalli pesanti.

Il nodo dei costi: investimenti pubblici e possibili ricadute sulle tariffe


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