Inceneritori in Sicilia, Federconsumatori dice no: “Rischi per salute, costi elevati e stop all’economia circolare”

Inceneritori in Sicilia, Federconsumatori dice no: “Rischi per salute, costi elevati e stop all’economia circolare”

Un altro elemento di critica riguarda l’aspetto economico. Secondo Federconsumatori, gli impianti si baserebbero su una tecnologia considerata superata e richiederebbero investimenti molto elevati sia per la costruzione sia per la gestione.

Il timore dell’associazione è che i costi possano ricadere direttamente o indirettamente sui cittadini siciliani attraverso la fiscalità o il sistema delle tariffe per la gestione dei rifiuti.

La posizione espressa è che le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate prioritariamente a sistemi di recupero, riciclo e trattamento dei materiali, in linea con i principi dell’economia circolare.

“Progetti poco trasparenti”: contestato l’iter autorizzativo

Federconsumatori solleva dubbi anche sulla modalità con cui sono stati presentati i progetti.

Secondo l’associazione, la pubblicazione di oltre 300 documenti sul portale istituzionale regionale avrebbe reso difficoltosa una lettura completa e una reale partecipazione dei cittadini al procedimento.

Un altro elemento contestato riguarda la tipologia di materiali destinati agli impianti.

Secondo Federconsumatori, mentre pubblicamente si parla di strutture dedicate ai rifiuti urbani, la documentazione tecnica farebbe riferimento anche a grandi quantità di rifiuti speciali, compresi materiali come i fanghi di depurazione.

Una differenza che, secondo l’associazione, cambierebbe significativamente il profilo ambientale e gestionale degli impianti.

Il richiamo alla normativa europea: “Serve puntare sul riciclo”

Il quarto punto riguarda il rapporto con le strategie europee sulla gestione dei rifiuti.

Federconsumatori sostiene che la costruzione degli inceneritori rischierebbe di allontanare la Sicilia dagli obiettivi comunitari basati sulla riduzione dei rifiuti, il riuso e il riciclo dei materiali.

Secondo l’associazione, materiali come fanghi di depurazione e digestato potrebbero avere un valore come risorse da recuperare, anche per contrastare fenomeni come la perdita di fertilità dei terreni agricoli e la desertificazione.

Bruciarli, quindi, rappresenterebbe un modello in contrasto con una gestione più moderna e sostenibile delle risorse.

L’appello alla Regione: “Cambiare strada e investire nell’economia circolare”


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