Bullismo scolastico: i giovani LGBTQ+ subiscono le conseguenze più gravi e diffuse.
È chiaro che, se le famiglie e le scuole da sole non riescono a prevenire e contrastare il fenomeno, è necessario un intervento più ampio da parte degli Stati. Tuttavia, è evidente che il bullismo scolastico non è una priorità nell’agenda di molti Paesi. Secondo la “International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association,” la maggior parte dei paesi nel mondo deve ancora adottare legislazioni esplicite che proteggano gli studenti LGBTQ+ dal bullismo all’interno delle scuole. Solo sei Stati membri delle Nazioni Unite hanno implementato leggi specifiche per proteggere contro le aggressioni derivate da pregiudizi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere: Andorra, Finlandia, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.
Le statistiche mostrano che la maggior parte delle leggi esistenti riguarda l’educazione e la parità di trattamento. Nel concreto, sono richieste misure che proibiscono il bullismo e le molestie contro i giovani LGBTQ+ nei contesti educativi e che invitano le istituzioni a includere il bullismo nei codici di condotta. Queste normative, seppur necessarie, non possono sostituire un approccio olistico e proattivo per creare ambienti inclusivi e sicuri per tutti gli studenti.
