Controllo delle esportazioni: un viaggio da PGP a Mythos e le loro inefficacie.

Controllo delle esportazioni: un viaggio da PGP a Mythos e le loro inefficacie.

Riflessioni Storiche sui Controlli all’Esportazione

La storia degli Stati Uniti è segnata da uno degli insuccessi più clamorosi in questo ambito negli anni ’90. Allora, i ricercatori sviluppavano tecnologie di crittografia per proteggere i dati durante il loro transito su Internet. Uno di questi strumenti era il famoso Pretty Good Privacy (PGP), un software popolare in grado di crittografare i dati rendendoli praticamente impossibili da decrittografare, anche se intercettati.

Il governo americano considerava inizialmente PGP come un’arma pericolosa, temendo che potesse ostacolare il monitoraggio delle comunicazioni da parte delle agenzie di intelligence. Per fermare la diffusione di PGP, il Servizio Doganale degli Stati Uniti avviò un’inchiesta penale contro il suo creatore, Phil Zimmermann, accusandolo di violazione dei controlli all’esportazione delle armi. Zimmermann rispose pubblicando il codice sorgente del programma sotto forma di libro stampato, dando inizio a quella che oggi è conosciuta come la “Crypto Wars”.

Successivamente, nei primi anni 2010, i ricercatori iniziavano a scoprire spyware prodotto in Occidente usato contro dissidenti in Medio Oriente. In risposta, alcuni governi decisero di espandere l’Accordo di Wassenaar, un trattato internazionale che limita l’esportazione di software e tecnologie a doppio uso, ovvero utilizzabili sia in ambito civile che militare.


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